martedì 31 marzo 2015

Il tramonto

 

PÄR LAGERKVISTLagerkvist

PIÙ BELLO È IL TRAMONTO

Più bello è il tramonto.
Tutto l’amore che il cielo contiene
si raduna in penombra sul mondo,
sulle case della terra.

Tutto è dolcezza, tutto è accarezzato da mani,
il Signore stesso sfuma spiagge lontane;
tutto è lontano, tutto è vicino.
Tutto è dato all’uomo come in prestito.

Tutto è mio e tutto perderò.
Presto tutto perderò.
Alberi, cielo, la terra che calpesto.
Camminerò solo senza tracce.

(Det är vackrast när det, da Il paese della sera, 1953)

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Pär Lagerkvist (1891-1974), scrittore e poeta svedese Premio Nobel 1951, è ammaliato dalla dolcezza dei tramonti, dalla penombra dei crepuscoli. Naturalmente è facile il passo che conduce all’analogia: come il giorno è la vita, la vecchiaia è il tramonto, “È alla sera che si parte, / quando il sole tramonta. / È allora che si lascia tutto”.

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Sunset

FOTOGRAFIA © PHOTOS8

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LA FRASE DEL GIORNO
Questo mio struggimento non è mio: / è antico come le stelle. / Nato un giorno dal Nulla / come loro, / da quel vuoto senza limiti!
PÄR LAGERKVIST, Il paese della sera

lunedì 30 marzo 2015

Tomas Tranströmer

 

Il 26 marzo un secondo ictus è stato fatale al poeta svedese Tomas Tranströmer, Premio Nobel per la Letteratura nel 2011. Il primo nel 1990 lo aveva lasciato semiparalizzato e incapace di parlare correttamente, di qui la “poesia del silenzio” degli ultimi 25 anni. Tranströmer era nato a Stoccolma il 15 aprile 1931.

La sua poetica è stata riassunta così dall’Accademia svedese in occasione del conferimento del Nobel: “attraverso le sue immagini condensate e traslucide, ci ha dato nuovo accesso alla realtà”. Si tratta di una poesia molto legata alla tradizione letteraria svedese, che coniuga gli ampi spazi scandinavi alla ricerca tutta interiore dell’uomo, mistica e cosmica, cui si sono aggiunti il silenzio forzato imposto dalla malattia e una conseguente indagine sul rapporto con Dio.

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Suslin

MAJA SUSLIN, AP / TT NEWS AGENCY

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HAIKU

Un vento pungente
stanotte soffia per la casa
I nomi dei demoni.

Guarda, sto seduto
come una barca sulla riva.
Qui sono felice.

I viali trotterellano
al guinzaglio dei raggi solari.
Qualcuno ha gridato?

Rivelazione.
Il vecchio albero di melo.
Il mare è vicino.

Vento grande e lento
dalla biblioteca del mare.
Qui io posso riposare.

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LA ROCCIA DELL'AQUILA

Dietro il vetro dell'urna
i rettili
stranamente fermi.

Una donna stende il bucato
nel silenzio.
La morte è immobile.

Nelle profondità della terra
scivola la mia anima
silenziosa come una cometa.

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MOTIVO MEDIEVALE

Sotto le nostre espressioni stupefatte
C’è sempre il cranio, il vuoto impenetrabile. Mentre
Il sole lento ruota nel cielo.
                                La partita a scacchi prosegue.

Un rumore di forbici da parrucchiere nei cespugli.
Il sole ruota lento nel cielo.
La partita a scacchi si interrompe sul pari.
                                Nel silenzio di un arcobaleno.

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Altre poesie di Tomas Tranströmer sul Canto delle Sirene:

Arcipelago autunnale

Faccia a faccia

I ricordi mi vedono

La coppia

Mattina e ingresso

Marzo ‘79

Novembre

Pagina di libro notturno

Poesia dal Silenzio

Silenzio

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LA FRASE DEL GIORNO
Penso che anche l'autore più solitario abbia un pubblico nella sua mente. Una specie di pubblico invisibile, che sta da qualche parte nella tua testa. Io ho sempre pensato al mio come a un circolo di amici stretti, che mi capiscono molto bene.
TOMAS TRANSTRÖMER

domenica 29 marzo 2015

Abbandonato nell’infinito

 

GIUSEPPE UNGARETTIUngaretti soldato

UN’ALTRA NOTTE

In quest’oscuro
colle mani
gelate
distinguo
il mio viso

Mi vedo
abbandonato nell’infinito

Vallone il 20 aprile 1917

(da L’Allegria, 1931)

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“Egli si è maturato uomo in mezzo ad avvenimenti straordinari ai quali non è mai stato estraneo. Senza mai negare le necessità universali della poesia, ha sempre pensato che, per lasciarsi immaginare, l’universale deve attraverso un attivo sentimento storico, accordarsi colla voce singolare del poeta”: scriveva nella nota di prefazione a tutte le edizioni dell’Allegria Giuseppe Ungaretti (1888-1970). Sembra di vederlo, soldato, seduto a contemplare le stelle in una notte in cui la guerra riposa, in quella depressione che divide il Carso isontino da quello sloveno: un piccolo uomo davanti all’infinito.

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Zavan

FOTOGRAFIA © ZAVAN

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LA FRASE DEL GIORNO
Ora mordo  / come un bambino la mammella / lo spazio // Ora sono ubriaco / d’universo.
GIUSEPPE UNGARETTI, L’Allegria

sabato 28 marzo 2015

Contemplare: fondersi

 

GABRIEL ZAID

SERA AL RALLENTATORE

Il tuo corpo, il mondo, corre.
I miei occhi, il mondo, anche.
Nessuno ama due volte con gli stessi occhi.
Contemplare: fondersi.

(Tarde en cámara lenta, da Práctica mortal, 1973)

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Il poeta messicano Gabriel Zaid (Monterrey, 1934) parte dal celebre assunto logico di Eraclito (“non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume”) per costruirci un assioma amoroso: ogni sguardo dato all’amata apporta qualche cosa di diverso, come l’acqua che scorre. Guardare è aggiungere una parte di sé, di tempo, di vita.

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IMMAGINE © MIRADAS CONTEMPLATIVAS

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LA FRASE DEL GIORNO
La mia amata è una terra che ripaga. / Non perde mai quello che in lei si semina. / Ogni fede riposta in lei fruttifica. / Anche la più piccola parola in lei dà frutto.
GABRIEL ZAID, Reloj de sol

venerdì 27 marzo 2015

Abbiamo in faccia Urbino

 

GIOVANNI PASCOLIPascoli

L’AQUILONE

C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole,
anzi d'antico: io vivo altrove, e sento
che sono intorno nate le viole.

Son nate nella selva del convento
dei cappuccini, tra le morte foglie
che al ceppo delle quercie agita il vento.

Si respira una dolce aria che scioglie
le dure zolle, e visita le chiese
di campagna, ch’erbose hanno le soglie:

un’aria d’altro luogo e d’altro mese
e d’altra vita: un’aria celestina
che regga molte bianche ali sospese...

sì, gli aquiloni! È questa una mattina
che non c’è scuola. Siamo usciti a schiera
tra le siepi di rovo e d’albaspina.

Le siepi erano brulle, irte; ma c’era
d’autunno ancora qualche mazzo rosso
di bacche, e qualche fior di primavera

bianco; e sui rami nudi il pettirosso
saltava, e la lucertola il capino
mostrava tra le foglie aspre del fosso.

Or siamo fermi: abbiamo in faccia Urbino
ventoso: ognuno manda da una balza
la sua cometa per il ciel turchino.

Ed ecco ondeggia, pencola, urta, sbalza,
risale, prende il vento; ecco pian piano
tra un lungo dei fanciulli urlo s’inalza.

S’inalza; e ruba il filo dalla mano,
come un fiore che fugga su lo stelo
esile, e vada a rifiorir lontano.

S’inalza; e i piedi trepidi e l'anelo
petto del bimbo e l'avida pupilla
e il viso e il cuore, porta tutto in cielo.

Più su, più su: già come un punto brilla
lassù lassù... Ma ecco una ventata
di sbieco, ecco uno strillo alto... - Chi strilla?

Sono le voci della camerata
mia: le conosco tutte all'improvviso,
una dolce, una acuta, una velata...

A uno a uno tutti vi ravviso,
o miei compagni! e te, sì, che abbandoni
su l’omero il pallor muto del viso.

Sì: dissi sopra te l’orazïoni,
e piansi: eppur, felice te che al vento
non vedesti cader che gli aquiloni!

Tu eri tutto bianco, io mi rammento.
solo avevi del rosso nei ginocchi,
per quel nostro pregar sul pavimento.

Oh! te felice che chiudesti gli occhi
persuaso, stringendoti sul cuore
il più caro dei tuoi cari balocchi!

Oh! dolcemente, so ben io, si muore
la sua stringendo fanciullezza al petto,
come i candidi suoi pètali un fiore

ancora in boccia! O morto giovinetto,
anch’io presto verrò sotto le zolle
là dove dormi placido e soletto...

Meglio venirci ansante, roseo, molle
di sudor, come dopo una gioconda
corsa di gara per salire un colle!

Meglio venirci con la testa bionda,
che poi che fredda giacque sul guanciale,
ti pettinò co’ bei capelli a onda

tua madre... adagio, per non farti male.

(da Primi Poemetti, 1907)

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A metà maggio sarò a Urbino. La notizia mi ha riacceso alla memoria i versi di Giovanni Pascoli (1855-1912): “Or siamo fermi: abbiamo in faccia Urbino / ventoso”. È una poesia in cui la memoria coniuga come sovente nel poeta romagnolo la dolce pura nostalgia con la tristezza del ricordo doloroso. La primavera appena cominciata ospita con i suoi tepori il volo degli aquiloni dei collegiali mentre la città si staglia sull’orizzonte con le sue torri e le sue cupole. L’associazione di idee porta Pascoli a ricordare uno per uno i compagni di classe al Collegio degli Scolopi, fino al ragazzo malato morto tredicenne, che la pessimistica visione del poeta, tipicamente decadentista, considera per questo fortunato.

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FOTOGRAFIA © PAOLO MINI/URBINO MULTIMEDIA

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LA FRASE DEL GIORNO
Il ricordo è del fatto come una pittura: pittura bella, se impressa bene in anima buona, anche se di cose non belle. Il ricordo è poesia, e la poesia non è se non ricordo.
GIOVANNI PASCOLI, Primi poemetti

giovedì 26 marzo 2015

Lettere d’amore

 

FERNANDO PESSOAPessoa

TUTTE LE LETTERE D’AMORE SONO RIDICOLE

Tutte le lettere d’amore sono
ridicole.
Non sarebbero lettere d’amore se non fossero
ridicole.

Anch’io ho scritto ai miei tempi lettere d’amore,
come le altre,
ridicole.

Le lettere d’amore, se c’è l’amore,
devono essere
ridicole.

Ma dopotutto
solo coloro che non hanno mai scritto
lettere d’amore
sono
ridicoli.

Magari fosse ancora il tempo in cui scrivevo
senza accorgermene
lettere d’amore
ridicole.

La verità è che oggi
sono i miei ricordi
di quelle lettere
a essere ridicoli.

(Tutte le parole sdrucciole,
come tutti i sentimenti sdruccioli,
sono naturalmente
ridicole).

21-10-1935

(Todas as cartas de amor sao ridiculas, da“Poesie di Álvaro de Campos, Adelphi, 2003 – Traduzione di Antonio Tabucchi)

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Sarà poi vero che le lettere d’amore sono ridicole, come sostiene Fernando Pessoa (1888-1935) qui travestito sotto le mentite spoglie del suo eteronimo Álvaro de Campos? Lo possono essere perché fuori contesto, perché lette al di fuori della coppia cui sono riservate diventano materiale per voyeur, perché contengono segreti che non devono essere rivelati. Ma in realtà - come Pessoa alias Álvaro de Campos sa bene, tanto da definire ridicoli coloro che non ne hanno mai scritte - ha ragione lo scrittore francese Léon Bloy: “Regola assoluta. Un atto d’amore non può mai essere ridicolo”.

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Love letter

TOM BROWN, “LOVE LETTER”

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LA FRASE DEL GIORNO
Una lettera d'amore. Nessun genere epistolare è meno difficile: ci vuole soltanto dell'amore.
RAYMOND RADIGUET, Il diavolo in corpo

mercoledì 25 marzo 2015

Il Pont de la Tournelle


JOSÉ EMILIO PACHECOPacheco

ÎLE SAINT-LOUIS


Dal balcone il Pont de la Tournelle.
Una ragazza si ferma e guarda.
Scorre la Senna.
Interrotta un istante dall’isola,
corre all’incontro delle sue stesse acque.
Acque verdi di muschio, acque verdi
del verde di mille estati.
La ragazza si allontana, se ne va,
si perde nei miei occhi per sempre.
Arde la stessa rosa in ogni rosa.
L’acqua è simultanea e successiva.
Il futuro è passato.
Il tempo nasce
da un’eternità che si scongela.


(Île Saint-Louis, da Irás y no volverás, 1973)

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Sembra la ragazza tenue di Nostalgia di Ungaretti questa che guarda la Senna dal Pont de la Tournelle, il ponte di cemento armato che attraversa il fiume e consente di raggiungere l’Île Saint-Louis dalla rive gauche. Il poeta messicano José Emilio Pacheco (1939-2014) da un balcone fa quello che fanno i poeti, osserva: e in quella passante che per un momento si ferma a contemplare le acque verdi della Senna legge l’amore e la morte, lo scorrere del tempo, il fluire della vita come la Senna.
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Paris
FOTOGRAFIA © ENTOURIST
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LA FRASE DEL GIORNO
Ma l’acqua scorre muschiosa / sui vetri: / ignora che si altera / fuori dal sogno, tutto ciò che esiste.
JOSÉ EMILIO PACHECO

martedì 24 marzo 2015

Una leggera chiara sera

 

FRANCO FORTINI

RAGIONE DEGLI ANNI

Si può ancora disperdersi, schiarite
dei mesi incerti, soli obliqui.
Si può ancora volare per la vostra
polvere tenera, schiarite.

Di rado il profondo su querce e vasche d’iride
Eliso azzurro meditando posa
e un chiù persuade il viale roseo
che l’affanno può sparire.

Ma gioventù ci aspetta in una sera
di calme stille dai rami e di passi
incerti. Una leggera chiara sera
avremo ragione degli anni.

1954

(da Poesia e errore, Feltrinelli, 1959)

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TOBIA ALBERTI

MELA PER OCCHI D’ALBERO

mela per occhi d'albero

produzione originale di tobia alberti (tobiaalberti.com) per “il canto delle sirene”, 2015 – tutti i diritti sono riservati all’autore

 

 

Scriveva Pier Luigi Mengaldo di Poesia e errore: “L’aspirazione al prodotto poetico come totalità compiuta convive con la sfiducia nella poesia e con la concezione del testo come progetto provvisorio, posto e contemporaneamente negato”: dunque Franco Fortini (1917-1994) oscilla tra la speranza e la delusione, l’affanno spirituale però sembra qui trovare una via d’uscita, come se si intravedesse almeno lo spettro della riva dove un giorno potremo approdare, pacificati.

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LA FRASE DEL GIORNO
E voi parole mio odio e ribrezzo, / se non vi so liberare / tra le mie mani ancora / non vi spezzate.
FRANCO FORTINI, Poesia e errore

lunedì 23 marzo 2015

La donna perfetta

 

AMALIA BAUTISTA

DREAM A LITTLE DREAM OF ME

Invitami nel tuo sogno,
lasciami partecipare a questo film
in cui il tempo non ha forma e il desiderio si realizza.
Sogna un po’ con me e ti prometto
di essere la donna perfetta
per te, mentre vivi con gli occhi chiusi.
Ti bacerò con labbra di ciliegia,
doserò saggiamente passione e tenerezza
e all’alba me ne andrò senza fare rumore.

(Dream a little dream of me, da Tres deseos, 2006)

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Dream a little dream of me è una canzone popolarissima scritta nel 1931, che vanta oltre 60 versioni, tra cui le più celebri sono quelle di Mama Cass, di Ella Fitzgerald e Louis Armstrong e di Anita Harris. La poetessa spagnola Amalia Bautista (Madrid, 1962) prende a prestito il titolo di questo brano e ne scrive una variazione in versi: la donna del sogno è la donna del desiderio appagato - riecheggia Freud, naturalmente - è la donna perfetta. E il fatto di diventarlo, di essere l’eterea espressione del desiderio, intriga la poetessa.

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Marcin Twardowski

FOTOGRAFIA © MARCIN TWARDOWSKI

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LA FRASE DEL GIORNO
Il sogno di uno solo è l'illusione, l'apparenza; il sogno di due è già la verità, la realtà. Che cos'è il mondo reale se non il sogno di tutti, il sogno comune?
MIGUEL DE UNAMUNO, Nebbia

domenica 22 marzo 2015

Rosso arboscello

 

JUAN RAMÓN JIMÉNEZ

PRINCIPIO DI PRIMAVERA

Con il fiore ancora a terra
- oh rosso arboscello! -
mi tendesti, nel vento ancora freddo,
le braccia delicate.

Nude, riccamente nude,
ci guardavano le rose
dei vecchi roseti
con stupore -

Come pesava poco
la tua immensità versata sul mio cuore ardente!
eri già tutta la terra
ed eri ancora tutto il cielo!

(Primaverilla, da Eternità, 1918 – Traduzione di Claudio Rendina)

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Dunque, passato l’equinozio, siamo entrati finalmente in primavera. Per celebrare la nuova stagione, tempo di vita e di rinascita dopo il letargico rigore invernale, ho scelto una poesia del Premio Nobel spagnolo Juan Ramón Jiménez (1881-1958), un metafisico sogno d’amore primaverile, “fresco e fragrante di rugiada”.

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Kush

VLADIMIR KUSH, “SAILOR’S LOVE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Amore; crepuscolo, aurora / di primavera!
JUAN RAMÓN JIMÉNEZ, Eternità

sabato 21 marzo 2015

Giornata mondiale della Poesia 2015

 

La poesia costituisce una chiave di lettura del reale che sa parlare al cuore, all’anima, all’emozione. È giusto che sia valorizzata, che abbia il suo spazio, soprattutto in questa società in cui a contare sono l’effimero, il mordi e fuggi, la velocità delle sensazioni consumate in fretta. La poesia è invece la lente che permette di leggere oltre la superficie delle cose, di individuarne le profonde connessioni segrete.

Buona Giornata Mondiale della Poesia con i versi del poeta greco Andonis Fostieris (Atene, 1953), del cinese Huang Xiang (Gudong, 1941) e  dello statunitense Archibald Randolph Ammons (1926-2001).

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ANDONIS FOSTIERIS

LA POESIA

Metafore similitudini appese
Come ex voto. Ne aggiungo una:

Elisir di parole.

(da Paesaggi del nulla, 2014 - Traduzione di Nicola Crocetti)

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HUANG XIANGXiang

CANTO SOLITARIO

Chi sono io?
Sono l’anima errante delle cascate
Una poesia
Che vive nell’eterna solitudine
Il mio canto alla deriva è il vagare
Dei sogni
Chi mi ascolta
È solo la quiete.

1962

(Traduzione di Maria Ventre)

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ARCHIBALD RANDOLPH AMMONSA_R_Ammons_1998

POETICA

Cerco il modo in cui
le cose appariranno
spiralando da un centro,
la forma
che le cose prenderanno per prodursi qui

così che il bianco della betulla
toccato di nero ai rami
si stagli
luccicante-al-vento
totalmente il suo sé apparente:

cerco le forme in cui
le cose vogliono venire

da quali pozzi neri di possibilità,
come una cosa si
dispiegherà:

non la forma sulla carta - anche se
anche quella - ma il mezzo
noninterferente sulla carta:

non tanto alla ricerca della forma
quanto disponibile
a ogni forma che si stia
convocando
attraverso di me
dall’io non mio ma nostro.

(Poetics, da Collected Poems, 1972 - Traduzione di Paola Loreto)

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FOTOGRAFIA © IRIS DE ANDA

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LA FRASE DEL GIORNO
Non c’è bisogno di studiare o di mettersi a computare come per risolvere un problema matematico. La poesia è lì, la si legge ed entra nell’anima, l’emozione che l’ha originata si ricrea, riveste le nostre emozioni, riprende vita in noi e attraverso noi.
V. GRANIERO, V. MORETTI, D. RIVA, C. TALAMO, Uno, doje, tre e quattro

venerdì 20 marzo 2015

Il Barnum cosmico

 

ALBERICO SALASala

SEDICI FEBBRAIO

Sedici febbraio, le ceneri sono nere:
una notte di due minuti. Con vetri
di fumo guardano al sole, un cane
rotola un’arancia sul lungomare.
Tutto previsto e esatto: il Barnum
cosmico diverte. Ma gli uccelli
tacciono sui rami e il vento pende
dalle vele, l’onda regolare si piega.
L’ultima notte, ecco sarà così
sopra la terra?
                      Non mi spaventa:
il cono buio che mi penetra sei tu.

(da L’Antologia dei poeti italiani dell’ultimo secolo, Martello, 1972)

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Ecco giunto il giorno dell’eclissi di sole: un evento non così raro - basti pensare che non ce ne saranno altre fino al 2020, ma che in quel decennio se ne verificheranno ben otto! - che comunque affascina con tutto il suo strascico di storie e leggende, con quel timore ancestrale che prende ognuno di noi quando il sole diventa nero. Ho trovato la testimonianza poetica di Alberico Sala (1923-1991), che racconta l’eclissi totale di sole del 16 febbraio 1961: lo scrittore cremonese approfitta del fenomeno oggettivando il momento reale per indagare sulla condizione del vivere.

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Ryan

FOTOGRAFIA © PETER RYAN/BBC

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LA FRASE DEL GIORNO
Nessuno può fissare il sole mentre risplende, ma tutti lo guardano durante l'eclissi.
BALTASÁR GRACIÁN, Oracolo manuale e arte di prudenza

giovedì 19 marzo 2015

Babbo, vorrei comprarti

 

GIOVANNA SICARISicari

VORREI FARTI FELICE CON QUESTO NIENTE

Babbo, vorrei comprarti
tutte queste piccole cose
esposte al mercato,
cose piccole, inutili:
arnesi, cianfrusaglie, biglietti.
Vorrei farti felice con questo niente
che colma il vuoto
con quest’amore che ripara,
tu solo annaffi le piante lievi
lavi e curi ogni cosa
e scavi nella compostezza
della vita, con decisione
raccogli foglioline e altro
tu solo puoi entrare nell’infinito.

(da Portami ancora per mano. Poesie per il padre, Crocetti, 2001)

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19 marzo, San Giuseppe, Festa del Papà. Al mio e a tutti i padri dedico questi versi della poetessa tarantina Giovanna Sicari (1954-2003): un monito a non pensare al padre quando è ormai troppo tardi, a non dover “riparare” il rapporto con lui.

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Varallo

ANTONIETTA VARALLO, “OLD MAN AND CAT”

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LA FRASE DEL GIORNO
I padri devono sempre dare, per essere felici. Dare sempre, l'esser padre sta in questo.
HONORÉ DE BALZAC, Papà Goriot

mercoledì 18 marzo 2015

Fiore che non dura

 

FERNANDO PESSOAPessoa

FIORE CHE NON DURA

Fiore che non dura
oltre l’ombra di un attimo
la tua freschezza
persiste nel mio pensiero.

Non ti ho perduto
in ciò che sono,
se pure, o fiore, non ti ho visto mai
dove io non sono che la terra e il cielo.

(Flor che não dura,  da Poesias Inéditas 1956)

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Il poeta portoghese Fernando Pessoa (1888-1935) è l’inseguitore del sogno di un sogno: “Ma io non mi sono illuso, neppure di fronte alla consapevolezza, del mio illudermi” scriveva nel Libro dell’inquietudine. Il fiore che non dura ma che persiste nella memoria, nel pensiero è il fossilizzarsi di questa illusione, è la “tenerezza di ciò che non accadde mai”.

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Copyright Southend Museums Service / Supplied by The Public Catalogue Foundation

ANNA KATRINA KINKEISEN, “STILL LIFE OF FLOWERS”

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LA FRASE DEL GIORNO
Come ogni sognatore, ho sempre sentito che il mio dovere era quello di creare.
FERNANDO PESSOA, Il libro dell’inquietudine

martedì 17 marzo 2015

Scrittura, rigo nell’acqua

 

OCTAVIO PAZ

ARCHI

A Silvina Ocampo

Chi canta sulle sponde del foglio?
Chino, bocconi sul fiume
di immagini, mi vedo, lento e solo,
da me stesso allontanarmi: lettere pure,
costellazioni di segni, cesure
nella carne del tempo, oh scrittura,
rigo nell'acqua!

Vago fra verdi
intrecciati, vago fra trasparenze,
fiume che scivola via e non trascorre;
mi allontano da me stesso, mi trattengo
senza trattenermi a una sponda e discendo,
lungo il fiume, fra archi di intrecciate
immagini, il fiume di pensieri.
Proseguo, là mi attendo, mi vado incontro,
fiume felice che allaccia e scioglie
un istante di sole fra due pioppi,
sulla pietra liscia che si trattiene,
e si distacca da se stesso e discende,
lungo il fiume, all'incontro di se stesso.

1947

(Arcos, da Il fuoco di ogni giorno, Garzanti, 1992 – Traduzione di Ernesto Franco)

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Il poeta – lo scrittore – come un esploratore: il foglio bianco si trasforma a poco a poco in un fiume che scorre tra verdi sponde. Ed è lì, in quel folto, che si inoltra, ascoltando ancora al voce dell’acqua/pensiero che fluisce per orizzontarsi, inseguendo immagini e sensazioni, catturando scorci di emozioni: è nel suo intimo, è nel suo io che avanza. Una bellissima analogia scelta dal poeta messicano Octavio Paz (1914-1998), premiato con il Nobel nel 1990.

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ROB GONSALVES, “LIGHT FLURRIES”

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LA FRASE DEL GIORNO
Idea palpabile, /  parola / impalpabile: / la poesia / va e viene / tra ciò che è / e ciò che non è.
OCTAVIO PAZ, Árbol adentro

lunedì 16 marzo 2015

Su quel muro rovente

 

VITTORIO SERENI

RIMBAUD

scritto su un muro

Venga per un momento la fitta del suo nome
la goccia stillante dal suo nome
stilato in lettere chiare su quel muro rovente.

Poi mi odierebbe
l'uomo dalle suole di vento
per averci creduto.

Ma l'ombra volpe o topo che sia
frequentatrice di mastabe
sfrecciante via nel nostro sguardo
irrelata ignorandoci nella luce calante…

Anche tu l'hai pensato.

Sparito. Sgusciato nella sua casa
di sassi di sabbia franante
quando il deserto ricomincia a vivere
ci rilancia quel nome in un lungo brivido.

Luxor, 1979

(da Stella variabile, 1981)

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Vittorio Sereni (1913-1983) segue le tracce di Arthur Rimbaud in Egitto: il poeta francese cercò in Africa risposte alla sua inquietudine – “La mia giornata è finita; abbandono l’Europa. L'aria marina mi brucerà i polmoni, i climi sperduti mi abbronzeranno” – trovandovi impiego come carovaniere, commerciante di caffè, mercante d’armi. Quel nome RIMBAUD, inciso a stampatello sul vecchio muro di una “màstaba”, una tomba della città di Luxor, non certamente dal poeta, ricorda a Sereni la travagliata esistenza del giovane francese, “l’uomo dalle suole di vento” come lo definì l’amico Paul Verlaine: la sua ombra, apparsa per un momento è sfuggita ancora una volta lasciando dietro di sé l’emozione della poesia.

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Rimbaud

FOTOGRAFIA © ALAN FILDES

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LA FRASE DEL GIORNO
Scrivevo silenzi, notti, segnavo l'inesprimibile. Fissavo vertigini.
ARTHUR RIMBAUD, Una stagione all’inferno

domenica 15 marzo 2015

I colombi sul mercurio

 

CORAL BRACHOBracho

PIAZZA CON COLOMBI

Come un gregge nervoso
si sgranano i colombi
sul mercurio della grande piazza.
Semi grigi, inquieti
nell’aridità, cercano, scarabocchiano
il loro nugolo. Un bambino corre,
lo fa esplodere.

(Plaza con palomas, da Si ríe el emperador, 2010)

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Poesia è anche la capacità di cogliere l’attimo – come quei fotografi che si trovano al posto giusto al momento giusto e scattano l’immagine che sa colpire o emozionare. Ed è quello che fa la poetessa messicana Coral Bracho (Città del Messico, 1951): condivide questo momento da nulla, lo fissa nei versi – nient’altro che la nube dei colombi, come si vede spesso in Piazza San Marco a Venezia o in Piazza del Duomo a Milano, e un bambino che correndo loro incontro li fa scappare.

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Pigeons

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LA FRASE DEL GIORNO
I bambini sono divertenti proprio perché si possono divertire con poco.
HUGO VON HOFMANNSTHAL, Il libro degli amici

sabato 14 marzo 2015

La notte e il dolce vento

 

SANDRO PENNA

MI NASCONDA LA NOTTE E IL DOLCE VENTO

Mi nasconda la notte e il dolce vento.
Da casa mia cacciato e a te venuto
mio romantico fiume lento.

Guardo il cielo e le nuvole e le luci
degli uomini laggiù così lontani
sempre da me. Ed io non so chi voglio
amare ormai se non il mio dolore.

La luna si nasconde e poi riappare
- lenta vicenda inutilmente mossa
sovra il mio capo stanco di guardare.

(da Poesie, Garzanti, 1957)

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Sono versi di un uomo stanco questi di Sandro Penna (1906-1977), pervasi di una oscura malinconia: lì, sulla riva del Tevere, la solitudine gli appartiene, “l’incapacità di stabilire e di esprimere un rapporto razionale e riconoscibile con il mondo” come rilevò Giacomo Debenedetti, quell’impossibilità di relazionarsi che farà dire al poeta “Il mio canto d'amore, il mio più vero / era per gli altri una canzone ignota”.

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Tevere

IMMAGINE © MRWALLPAPER

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LA FRASE DEL GIORNO
Il giorno ha gli occhi di un fanciullo. Chiara / La sera pare una ragazza altera. / Ma la notte ha il mio buio colore, / il colore di un cupo splendore.
SANDRO PENNA, Poesie

venerdì 13 marzo 2015

Una poesia non detta

 

LEON DE KOCKLeon-de-Kock

CUORE DI JACARANDA

Sopporta in silenzio il tuo desiderio, cuore
- così dice Rumi, replicando
replicando al proprio cuore -
perché questa è la risposta.
Questa è la risposta.
Sopporta in silenzio il tuo desiderio, cuore.

E ora
questi germogli luminosi
sono il loro proprio silenzio.
Cuori che scoppiano
si appesantiscono.
In silenzio cantano
e quando cadono
piovono giù
una fioritura incombente
un clamore
una poesia non detta.

(da Bodyhood. Poems, 2011 - Traduzione di Franco Arato)


Le jacarande stanno al Sudafrica come i ciliegi al Giappone: la pioggia dei loro petali è un sakura tutto australe che tinge di viola le strade. Il poeta Leon De Kock (Johannesburg, 1956) legge in quell’effimero fiorire e cadere - che è già poesia - l’analogia con i moti del cuore e le loro maree, partendo da un verso del poeta e mistico persiano Rumi, fondatore dei celebri dervisci rotanti.

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Pretoria

JACARANDE IN FIORE A PRETORIA – FOTOGRAFIA © CLARE FLEMING

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LA FRASE DEL GIORNO
C'è nel mio cuore più di quel che ho sulle labbra, c'è nel mio desiderio più di quel che ho tra le mani.
KAHLIL GIBRAN, Sabbia e spuma

giovedì 12 marzo 2015

Il poeta è un fingitore

 

FERNANDO PESSOA200px-Fernando-pessoa1

AUTOPSICOGRAFIA

Il poeta è un fingitore.
Finge così completamente
che arriva a fingere che è dolore
il dolore che davvero sente.

E quanti leggono ciò che scrive,
nel dolore letto sentono proprio
non i due che egli ha provato,
ma solo quello che essi non hanno.

E così sui binari in tondo
gira, illudendo la ragione,
questo trenino a molla
che si chiama cuore.

1° aprile 1932

(Autopsicografia, da Una sola moltitudine, Adelphi, 1979 – Traduzione di Antonio Tabucchi)

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Questa è la poesia di Fernando Pessoa (1888-1935) che preferisco: è naturalmente il perno su cui gira tutta l’opera dello scrittore portoghese, con i suoi tre poeti eteronimi – non pseudonimi, ma veri e propri alter ego, ciascuno fornito di un suo stile e di una sua personalità caratteristica e completa, capaci di assumere autenticità proprio in seguito a questa loro attività artistica. È la “finzione vera” di cui prende carico, in minore o maggior misura, chi scrive, affidandosi all’introspezione, fondendo il reale con i sogni, il passato con il presente e con il futuro.

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fernando_pessoa

FOTOGRAFIA © BAIRROS DOS LIVROS

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LA FRASE DEL GIORNO
Niente si sa, tutto si immagina.
FERNANDO PESSOA, Una sola moltitudine

mercoledì 11 marzo 2015

Il bacio che mi hai dato

 

GLORIA FUERTESFuertes

SONO VIVA PER TE

Per centellinare quello che è stato,
perché nulla sfugga,
sono rimasta zitta.
Perché non fugga
il bacio che mi hai dato
ho passato la lingua sulle labbra
per lambire la traccia della sua carezza folle.
Che fatica! Sono sbalordita!
All’improvviso ritorno innamorata.

Non sono pazza di te.
Sono viva per te.

(Estoy viva por ti, da Pecábamos como ángeles, 1997)

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L’ultimo bacio rimane sulle labbra come una febbre, è la passione che rinasce come la Fenice dalle sue ceneri: la ferita d’amore diventa fonte di piacere. È un tema che la poetessa spagnola Gloria Fuertes (1917-1998) sviluppa spesso, se è vero che “quando rimango sola / io non resto sola. / Nelle mie dita si annidano i tuoi anelli, / tra le mie braccia / che serbano ancora la forma del tuo corpo / danza un profumo che non esiste tra i fiori”.

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Hefferan

DIPINTO DI ROB HEFFERAN

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LA FRASE DEL GIORNO
L’unione si realizza, / l’assenza non inquieta, / il dolore si affievolisce, / il silenzio si esprime / – quando l’amore non dice / l’unica parola / è scritta la poesia.
GLORIA FUERTES

martedì 10 marzo 2015

Inaspettata e lontana amica

 

VINICIUS DE MORAESDe Moraes

SONETTO DELLA DONNA CASUALE

Poiché non sei colei che io cercavo
né del mio ieri alcunché ricordi,
poiché non c’è, al di qua al di là dei mari,
qualcuno più erba e seta, avena e lava:

poiché l’effimero e il vano mi riveli
degli idoli antichi che adoravo
e così senza inni arrivi
quando io già di tutto disperavo;
 
e poiché sei felice e ami
qualcuno che è felice, fino a quel che resta
di me, quando forse non più vivrai,

sarai, inaspettata e lontana amica,
presente in ogni pensiero, gesto
e parola d’amore che avrò e dirò.

(Soneto da mulher casual, da Libro di sonetti, 1957 – Traduzione di Amina Di Munno)

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È una donna molto particolare questa del poeta brasiliano Vinicius De Moraes (1913-1980): non è quella che cercava ma è quella che è nei suoi pensieri e che ama, carnale ed eterea assieme, lontana e perduta come la Beatrice dantesca e la Laura petrarchesca. Eppure il gusto che lascia questo sonetto è alla fine un gozzaniano rimpianto di un amore impossibile: “Ove sei, /o sola che, forse, potrei amare, amare d'amore?”

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Disheveled

VIKTOR SHELEG, “DISHEVELED”

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LA FRASE DEL GIORNO
Credi solo all'amore / e in nulla più / taci: ascolta il silenzio / che ci parla /più intimamente; ascolta / tranquilla / l'amore che sfoglia / il silenzio… // Lascia le parole alla poesia…
VINICIUS DE MORAES, Per vivere un grande amore

lunedì 9 marzo 2015

Vivere è altra cosa

 

GUY GOFFETTEGoffette

UN PO’ D’ORO NEL FANGO

Mi dicevo anche: vivere è altra cosa
da quest’oblio del tempo che passa,
non le stragi dell’amore e dell’usura –
dal mattino alla notte lo facciamo:

fendere il mare, fendere il cielo, la terra,
volta per volta uccello, pesce, talpa, infine:
giocando a mescolare l’aria, l’acqua, i frutti
e la polvere; agendo come, bruciando per,

andando verso, a raccogliere cosa? Il verme
nella mela, tra le messi il vento, tanto tutto
sempre ricade, tanto tutto ricomincia e niente
mai è uguale a quello che era, né meglio né peggio,

e non cessa di ripetere: vivere è altra cosa.

(Un peu d’or dans la boue, da La vie promise, 1991 – Traduzione di Antonello Danni)

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“Scrivere versi che la poesia attraversa come la luce attraversa l’acqua significa portare all’uomo, che non vive solo di pane o di pesce, una parola che lo eleva e che lo rischiara dentro”. Così scriveva il poeta belga Guy Goffette (Jamoigne, 1947) e quella parola è un’indagine continua, è la ricerca della vita promessa, è l’anelare a qualcosa di più elevato visto che l’uomo è “un animale marino che è sulla terra, ma che vuole volare”, citando Carl Sandburg.

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Grano

FOTOGRAFIA © WALLPAPER PICTURES

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia è la mia libertà.
GUY GOFFETTE, Levure littéraire, n. 5, 2012

domenica 8 marzo 2015

Donna, intensamente

 

MAYA ANGELOUAngelou

UNA DONNA FENOMENALE

Le belle donne si domandano dove si celi il mio segreto.
Non sono appariscente, né disegnata per vestire
taglie da modella,
ma quando comincio a raccontarmi
credono stia raccontando storie.
Dico loro
Che è nello spazio del mio abbraccio,
è nell’ampiezza dei miei fianchi
è nell’andatura del mio passo,
è nella linea delle mie labbra.
Sono una donna,
intensamente.
Sono una donna fenomenale
Ecco io chi sono.

Quando entro in una stanza,
disinvolta, come piace a te
E cammino verso un uomo
tutti gli altri si alzano in piedi
O cadono sulle ginocchia,
poi si raccolgono intorno a me
Come le api intorno al miele.
Dico loro
Che è il fuoco del mio sguardo,
è lo splendore del mio sorriso
è l’ondeggiare della mia vita,
ed è la gioia nei miei piedi.
Sono una donna,
intensamente.
Una donna fenomenale
Ecco io chi sono.
Anche gli uomini si domandano
cosa vedano in me,
ci provano davvero,
ma non riescono a toccare
l’essenza del mio mistero.
Quando tento di mostrarlo
essi dicono che ancora non vedono.
Dico loro
Che è nell’arco della mia schiena,
è nella luce del mio sorriso,
è nel sentiero dei miei seni,
è nella grazia del mio stile.
Sono una donna,
intensamente.
Sono una donna fenomenale.
Ecco chi sono io.

Ora puoi comprendere
perché il mio capo non è chino.
Io non urlo o salto in giro
io non parlo con un grido.
E quando mi vedi passare provi un orgoglio glorioso.
Io dico
è nello scatto delle mie ginocchia,
è nell’onda dei miei capelli,
è nel palmo delle mie mani,
è nel bisogno delle mie attenzioni.
Perché io sono una donna,
intensamente.
Una donna fenomenale.
Ecco io chi sono.

(Phenomenal woman, da And Still I Rise, 1978)

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Devo essere stucchevole e ripetere, come ogni anno, che la Festa della Donna non deve essere solo l’8 marzo ma ogni giorno. E dedico a tutte le donne questa poesia di Maya Angelou (1928-2014), coraggiosa scrittrice statunitense: lo sapete anche voi, lo sai anche tu che leggi questi versi, che ogni donna – per quello che fa e per quello che sopporta – è una donna fenomenale.

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Leonor Fini

LEONOR FINI, “AUTORITRATTO CON CAPPELLO ROSSO”

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LA FRASE DEL GIORNO
Le donne sono una vite su cui gira tutto.
LEV TOLSTOJ, Anna Karenina

sabato 7 marzo 2015

L’ombrello sul treno

 

WISŁAWA SZYMBORSKA

DISCORSO ALL’UFFICIO DEGLI OGGETTI SMARRITI

Ho perso qualche dea per via dal Sud al Nord,
e anche molti dei per via dall’Est all’Ovest.
Mi si è spenta per sempre qualche stella, svanita.
Mi è sprofondata nel mare un’isola, e un’altra.
Non so neanche dove mai ho lasciato gli artigli,
chi gira nella mia pelliccia, chi abita il mio guscio.
Mi morirono i fratelli quando strisciai a riva
e solo un ossicino festeggia in me la ricorrenza.
Non stavo nella pelle, sprecavo vertebre e gambe,
me ne uscivo di senno più  e più volte.
Da tempo ho chiuso su tutto ciò il mio terzo occhio,
ci ho messo una pinna sopra, ho scrollato le fronde.

Perduto, smarrito, ai quattro venti se n’è volato.
Mi stupisco io stessa del poco di me che è restato:
una persona singola per ora di genere umano,
che ha perso solo ieri l’ombrello sul treno.

(Przemówienie w biurze znalezionych rzeczy da Ogni caso, 1972 – Trad. Pietro Marchesani)

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La vita non è mai sfuggita alle osservazioni della poetessa polacca Wisława Szymborska (1923-2012), Premio Nobel per la Letteratura nel 1996. Con la sua disincantata ironia scava all’interno dei giorni, ricostruisce attraverso i suoi elenchi il mondo come se incastrasse tessere di un puzzle. È l’intera storia dell’umanità che si riversa condensata in questi versi, dai primissimi passi dell’evoluzione alla nascita del pensiero, tutte memorie ancestrali delle quali non serbiamo traccia alcuna.

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Oggetti smarriti

FOTOGRAFIA © BLOOD AND CHAMPAGNE/TUMBLR

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LA FRASE DEL GIORNO
Ogni inizio infatti / è solo un seguito / e il libro degli eventi / è sempre aperto a metà
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WISŁAWA SZYMBORSKA, La fine e l’inizio

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