lunedì 28 dicembre 2015

Il sultano dello zenit

 

ELSA MORANTEMorante

AMULETO

Quando tu passi, e mi chiami,
assente son io.
Per lunghe ore ti aspetto,
e tu, distratto, voli altrove.
Ma tanto, il mezzano serafico
del nostro amore,
il sultano dello zenit
che muove sul quadrante le sfere
con le dita infingarde e sante,
ha già segnato l’istante
del nostro convegno.
Molli si volgono i miei giorni
a quella imperiosa stagione.
Candida e glaciale essa risplende
alta salendo, come fuoco.
Ah, nostra incantevole stanza!
Che importa a me, infido spirito,
dei tuoi diversi pensieri?
Il presagio inchina già la fronte
all’annuncio. Sorte e amore
ti congiungono a me.

(1945)

(da Alibi, Garzanti, 1958)

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«Ogni amore è un amore perso. Non infelice: perso, invivibile» scriveva Elsa Morante (1912-1985): così si possono leggere le poesie di Alibi, la raccolta che pubblicò nel 1958. È un amore che lavora dentro, che viene da lontano, che si impone da sé come dal celebre “Amor vincit omnia” di virgiliana memoria, quasi che fosse scritto dentro di noi, come se fosse inciso nelle stelle e nel destino questo suo futuro originarsi. Di più: è un amore lungamente aspettato, sognato, covato, costruito per quanto possa risultare impossibile, come una sorta di amuleto che si tiene dalle parti del cuore.

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Elsa-Morante

ELSA MORANTE NEL 1956 © ARCHIVIO CORSERA

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LA FRASE DEL GIORNO
L'amore vero è così: non ha nessuno scopo e nessuna ragione, e non si sottomette a nessun potere fuorché alla grazia umana.
ELSA MORANTE, L’isola di Arturo

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