martedì 22 dicembre 2015

Il ritorno dell’inverno

 

Quest’anno il solstizio d’inverno cade il giorno dopo il tradizionale 21 dicembre, come capita negli anni che precedono quelli bisestili: alle 6.48 di questa mattina il sole ha raggiunto il valore massimo valore della sua declinazione negativa. Per celebrare il suo ritorno, ho scelto tre poesie con ghiaccio, neve e la dolcezza infinita dei tramonti: sono dell’autore di tanka giapponese Tabukoku Ishikawa (1886-1912), del poeta veneto Diego Valeri (1887-1976) e della poetessa russa Bella Achmadulina (1937-2010).

 

TAKUBOKU ISHIKAWAbun01

IL RITORNO DELL’INVERNO

Come un fanciullo che da un lungo viaggio
stanco ritorna al paese natio,
e dorme e si riposa,

così tranquillo, placido e sereno
è l’inverno che torna.

(da Una manciata di sabbia, 1910)

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DIEGO VALERI

VETRATA

Fermo sopra la valle ottenebrata,
tra il rabesco della ramaglia nera,
il tramonto invernale
s’ergeva in fiamme, come una vetrata
di cattedrale.

(da Poesie scelte, 1976)

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BELLA ACHMADULINAbella-izabella-akhmadulina_8-t_thumb[4]

INVERNO

Oh, gesto dell'inverno verso di me,
assiduo e freddo.
Sì, c'è qualcosa nell'inverno
come di una tenera medicina.
Altrimenti come mai all'improvviso
dall'oscurità e dalla sofferenza
la fiduciosa infermità
gli tende le mani?
Oh, caro, fa magie,
di nuovo sfiorerà la mia fronte
il bacio salùbre
dell'anellino di ghiaccio.
Ed è sempre più forte la tentazione
di andare incontro all'inganno con fiducia,
di guardare negli occhi dei cani
e stringersi agli alberi.
Perdonare, come se fosse un gioco,
di slancio, in volata,
e, dopo aver finito di perdonare, perdonare
ancora qualcuno.
Diventare uguale ad un giorno invernale,
al suo vuoto ovale,
ed essere sempre al suo cospetto
una sua piccola sfumatura.
Annullarsi,
per richiamare aldilà della parete
non la mia ombra, ma la luce
da me non oscurata.

(1962)

(da Poesie scelte)

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Winter-White_Branches_thumb2[5]

FOTOGRAFIA © WORLD MARKET

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LA FRASE DEL GIORNO
Se l’inverno incombe, può la Primavera essere lontana?
PERCY BYSSHE SHELLEY, Ode al vento dell’ovest

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