domenica 27 dicembre 2015

Il nostro sapere

 

ADAM ZAGAJEWSKI

MARE DEL NORD

Tale è infatti nelle nostre rappresentazioni il sapere:
scuro, salmastro, limpido, in continuo movimento,
profondamente libero...
Elizabeth Bishop

Ma forse facevamo soltanto finta di non sapere niente.
Forse così era più facile, di fronte all'enormità dell’esperienza,
di fronte alle sofferenze (sofferenze altrui, in generale).
Forse c’era in questo addirittura un po’ di pigrizia
e un briciolo di indifferenza ostentata. Forse pensavamo:
meglio essere un tardo epigono di Socrate
piuttosto che riconoscere che qualcosa tuttavia sappiamo.
Forse nelle lunghe passeggiate, quando ci si disvelavano
la terra e gli alberi, quando cominciavamo a capire qualcosa,
avevamo paura del nostro coraggio.
Forse il nostro sapere è amaro, troppo amaro,
come le grigie fredde onde del Mare del Nord,
che ha risucchiato già così tante navi,
ma continua ad essere affamato.

(da Poesia, n. 310, Dicembre 2015 - Traduzione di Marco Bruno)

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Il nostro sapere – dice bene il poeta polacco Adam Zagajewski (Leopoli, Ucraina, 1945) – non è in grado di conoscere l’universo: un po’ come nel racconto di Borges occorrerebbe disegnarne una mappa 1:1. Eppure, con i nostri limiti, con la nostra consapevolezza socratica (“so di non sapere”), facciamo di questa nostra conoscenza assolutamente incompleta un trampolino per tuffarci verso il nuovo sapere.

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Stiften

FOTOGRAFIA © STIFTEN

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LA FRASE DEL GIORNO
Non capisco tutto e mi rallegro / persino che il mondo come un oceano / inquieto superi la mia capacità / di comprendere.
ADAM ZAGAJEWSKI, Dalla vita degli oggetti

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