lunedì 21 dicembre 2015

Centenario di Helle Busacca

 

Il 21 dicembre del 1915 nasceva a San Piero Patti, nel Messinese, la poetessa Helle Busacca. Dopo la scomparsa della madre e l’abbandono del padre, si trasferì a Bergamo e poi a Milano, dove si laureò in Lettere classiche. Nel 1972 si spostò a Firenze, dove morì nel 1996. La sua opera poetica risente dei drammi personali – la colpì molto il suicidio del fratello Aldo, cui tra il 1973 e il 1980 dedicò la trilogia I quanti del suicidio, I quanti del karma e Niente poesia da Babele. Helle Busacca fonde classicità e modernità, coniuga Aristotele con la fisica e Spinoza con la biochimica con risultati che fanno pensare talvolta alla Beat Generation o a Eliot. Eugenio Montale, nella Farfalla di Dinard la classificò come “un rapace più grosso del falco e meno dell’aquila provvisto di solide ali non tanto grandi da consentirgli di spiccare il volo da terra…”, un po’ come l’albatro di Baudelaire, “un demone imprendibile, tardigrado e scaltro, coriaceo e a prova di pallettoni”.

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Busacca_thumb

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C’È CHI NASCE UN MATTINO

C’è chi nasce un mattino
tirato a lucido, un banco
di nubi che indietreggia di là dal limite
dell’orizzonte a incurvare
i grattacieli e i campanili
di Milano in una bolla di quarzo
il viale sotto casa con le foglie rosse
e d’oro a felpargli il passo in un sontuoso
tappeto indiano,
mattini
tersi di novembre che pare
aprile e la rosa sul terrazzo
illusa mette le foglioline
nuove,
“crede che sia
primavera”, ti dicevo.
E c’è
come te e me, chi è nato
con la nebbia che nessun sole potrà forare
cupa da cataclisma
giornata conchiusa in un giro
inesorabile di ventiquattro
ore, la nebbia precipita
in pioggia melma le strade
le gore che straripano la tramontana
che rapprende al tuo brancolare
un lastrico di ghiaccio su cui stramazzi,
e quando è l’ora ventiquattresima
non ti riguarda più se entro un attimo
il cosmo scatterà in una nuova alba.

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PETALI

Poi, qualche volta, a sera si ritrovano
nevicate di petali alle soglie.
Dietro quel volto i cieli si scolorano,
anneriscono.
Più non ci rimane
che uno stupore di esistere.
E avremmo un tempo, ad una sua parola,
sbiancato come i salici alla luna…

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SCIENZA E ALTRO

Io ho imparato, non certo
nel nostro mondo probabile:
quello che non accade non è reale.
Sian pure reali le strade
dell’indeterminazione,
ma quanto non avvenne come atto
non è ciò che completa il tre e quattordici.
Qualunque ne sia la ragione
- ma d’essa fanno parte le galassie
fuggenti oltre tutte le tavole
di Mendeleiev e dell’uomo, -
la cosa che non accadde
è l’unica che conti sotto le volte
del razionale-irrazionale.
Non credere ch’io cada in contraddizione:
rimpianto è un errore di calcolo,
non cresce la spiga il papavero,
né il grappolo; è altro il suo dono.

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UNA POESIA (CXV)

theory of probability
filosofia della matematica
ipotesi problemi nessi funzioni
l’atomo di elio di idrogeno
i quanta plasma phisics
nucleon photon neutron x
rays spectra hig energy accelerators
l’atomo nella chimica nella fisica
nella biochimica
è
troppo tardi per imparare,
e intendere le frasi sottolineate
nei tuoi libri meravigliosi;
ma i vocaboli, certi vocaboli,
ed ecco, tu cercavi ciò che io ho cercato.
Meccanica ottica acustica
cibernetica interazioni,
e poi?
Quello che acceca
dalle pagine fulgide di equazioni,
è la figura che scandisce
il limite: sequenze sequenze
di simboli, e, =
a zero, = a
infinito;
e non è facile,
non è davvero facile, nelle pause
sempre più dense sulle tue carte,
spartiti di musiche arcane
crescendi sinfonici, astrali
pianissimi, allegretti, maestosi
andanti, fughe sempre più alte,
rinvenire, – oltre le sudice e grame storie
di maschere su porcini grugni, e l’abbacinato
folgorio di un cuore sulle arse foglie
di centomila stagioni, –
centrare l’autentica e sola ragione
di quel tuo deciso netto mortale,
– e the tao science, e zen buddism
e buddha, sayngs, e the tibetan
book of dead, e aristotele:
“dell’anima” e i “dialoghi dell’amore”,
platone, euripide: “chi è il colpevole,
chi è la vittima?” pindaro, le odi,
erasmo, “la moria”, spinoza,
“etica”. –
di quel tuo affrontarti
“sono ingegnere e devo saper fare
calcoli e previsioni”,
con quel finale
simbolo: zero, o infinito?
Dalle tue carte
risponde, lettere a penna, non più stampate,
una parola:
CATARSI.

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia è il culmine delle infinite stratificazioni che dal primo bang ci hanno creati come siamo: per questo, a memoria d'uomo, possiamo "ritrovarci" in essa: dove non ci ritroviamo non c'è poesia.
HELLE BUSACCA

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