lunedì 9 novembre 2015

Faremo gli occhiali così

 

EDGAR LEE MASTERSMasters

DIPPOLD L’OTTICO

- Che cosa vedi adesso?
Globi rossi, gialli, viola.
Un momento! E adesso?
Mio padre, mia madre e le mie sorelle.
Sì! E adesso?
Cavalieri in armi, belle donne, volti gentili.
Prova queste.
Un campo di grano - una città.
Molto bene! E adesso?
Molte donne con occhi chiari e labbra aperte.
Prova queste.
Solo una coppa su un tavolo.
Oh, capisco! Prova queste lenti!
Solo uno spazio aperto - non vedo niente in particolare.
Bene, adesso!
Pini, un lago, un cielo estivo.
Così va meglio. E adesso?
Un libro.
Leggimene una pagina.
Non posso. I miei occhi sono trascinati oltre la pagina.
Prova queste.
Profondità d’aria.
Eccellente! E adesso?
Luce, solo luce che trasforma tutto il mondo in un giocattolo.
Molto bene, faremo gli occhiali così.-

(Dippold, the Optician, da Antologia di Spoon River)

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L’ottico Dippold, ripreso anche dalla bella canzone di Fabrizio De André, è colui che nell’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters (1868-1950) riesce a trasformare l’immaginazione in realtà: ora ci sono sofisticati strumenti che misurano le carenze della vista ma un tempo – e riesco a ricordarmene anch’io! – l’ottico sottoponeva il cliente ad una serie di prove empiriche aggiungendo e sottraendo lenti, modificandole secondo la loro curvatura. Dippold, che in De André diventa “spacciatore” di lenti, è in grado – come rilevò Cesare Pavese - di conferire al miope “l’attimo estatico che ci farà realizzare la nostra libertà”.

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Rockwell

NORMAN ROCKWELL, “THE OPTICIAN”

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LA FRASE DEL GIORNO
Vedere chiaramente è al contempo poesia, profezia e religione.
JOHN RUSKIN

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