martedì 27 ottobre 2015

Il gusto fondamentale dell’eterno

 

JULES SUPERVIELLEJulesSupervielle

IL MARE

È tutto quello che avremmo voluto fare
e non abbiamo mai fatto,
È chi ha voluto prendere la parola
e non ha trovato la parola giusta,
Tutto quello che se ne è andato
senza rivelarci il suo segreto,
Quello che possiamo toccare e persino scavare
con il ferro senza mai raggiungerlo,
Quello che si è fatto onde e poi ancora onde
perché si cerca senza trovarsi,
Quello che è diventato schiuma
per non morire del tutto,
Quello che si è trasformato in scia di qualche secondo
per il gusto fondamentale dell’eterno,
Quello che avanza negli abissi
e non salirà mai in superficie,
Quello che sale in superficie
e teme gli abissi,
Tutto questo e altro ancora,
Il mare.

(La mer, da Oblieuse mémoire, 1949)

 

Più che simbolismo c’è nei versi del poeta francese di natali uruguaiani Jules Supervielle (1884-1960) uno stupore cosmico: il mondo si manifesta all’esterno con il suo aspetto naturale ma si coniuga anche con i fantasmi interiori, con le interrogazioni che l’uomo si porta dietro. Alain Bosquet gli scrisse un giorno: “Lei ha trasformato la nostra paura in incanto, la nostra vita in continuo stupore”. E per fare ciò, come un novello Adamo, Supervielle nomina le cose, le analizza rapportandole a sé – in questo caso, il mare - come se le vedesse per la prima volta.

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Mare

FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA

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LA FRASE DEL GIORNO
Cerco la goccia di pioggia / caduta in mezzo al mare
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JULES SUPERVIELLE, La fable du monde

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