sabato 17 ottobre 2015

Cessare d’amarti

 

CATULLO

CARME LXXV

Così per colpa tua, mia Lesbia,
mi è caduto il cuore
e così si è logorato nella sua fedeltà,
che ormai non potrebbe più volerti bene
anche se fossi migliore
o cessare d’amarti
per quanto tu faccia.

Huc est mens deducta tua mea, Lesbia, culpa,
Atque ita se officio perdidit ipsa suo,
Ut iam nec bene velle queat tibi, si optuma fias,
Nec desistere amare, omnia si facias.

(da Carmina – Traduzione di Mario Ramous)

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“Io ti ho amato non come tutti un'amante, / ma come un padre ama ognuno dei suoi figli” scrive nel carme 72 il poeta latino Gaio Valerio Catullo (84 a.C.–54 a.C.), ma di fronte a tutte le offese che Lesbia gli porta, quella Lesbia che “all’angolo dei vicoli spreme questa gioventù dorata di Remo”, davanti alla rottura del patto di fedeltà, si pone due domande: “Ora so chi sei: e anche se più intenso è il desiderio / ti sei ridotta per me sempre più insignificante e vile. / Come mai, mi chiedi? Queste offese costringono, /vedi, ad amare di più, ma con minore amore”. Lo conferma in questo carme 75: l’amore che porta a Lesbia è ormai parte di lui, è diventato quasi un’abitudine ed è impossibile da estirpare, perciò ancora maggiore è il dolore provato dal poeta veronese.

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Alma-Tadema

LAWRENCE ALMA-TADEMA, “AN ELOQUENT SILENCE”

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LA FRASE DEL GIORNO
È difficile deporre di colpo un antico amore.
CATULLO, Carmi

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