lunedì 14 settembre 2015

Prima sera d’Atene

 

VITTORIO SERENI

ITALIANO IN GRECIA

Prima sera d'Atene, esteso addio
dei convogli che filano ai tuoi lembi
colmi di strazio nel lungo semibuio.
Come un cordoglio
ho lasciato l'estate sulle curve
e mare e deserto è il domani
senza più stagioni.
Europa Europa che mi guardi
scendere inerme e assorto in un mio
esile mito tra le schiere dei bruti,
sono un tuo figlio in fuga che non sa
nemico se non la propria tristezza
o qualche recidiva tenerezza
di laghi di fronde dietro i passi
perduti,
sono vestito di polvere e sole,
vado a dannarmi a insabbiarmi per anni.

Pireo, agosto 1942

(da Diario d’Algeria, 1947)

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È la fine di agosto del 1942 e Vittorio Sereni (1913-1983), poeta italiano, è un soldato nella Atene occupata dalle forze dell’Asse. Il suo reparto è destinato alle sabbie dell’Africa settentrionale ma ancora è impantanato nelle pastoie delle strategie e della burocrazia militare. Così, rimane preda delle sue malinconie, della solitudine che prova, dell’amarezza per dover combattere “tra le schiere dei bruti”, della consapevolezza dell’errore che rappresenta quella guerra e del fatto che i nemici alla fine sono quelli che coviamo dentro di noi: la tristezza, la nostalgia della casa lontana, del Lago Maggiore dove splende nel verde la natia Luino.

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Atene

FOTOGRAFIA © THE WANDER LIFE

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LA FRASE DEL GIORNO
Che spero io più smarrito tra le cose. / Troppe ceneri sparge attorno a sé la noia, / la gioia quando c'è basta a sé sola
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VITTORIO SERENI, Gli strumenti umani

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