giovedì 13 agosto 2015

Il respiro di un nome

 

GIORGIO CAPRONICaproni

LE GIOVINETTE

Le giovinette così nude e umane
senza maglia sul fiume, con che miti
membra, presso le pietre acri e l'odore
stupefatto dell'acqua, aprono inviti
taciturni nel sangue! Mentre il sole
scalda le loro dolci reni e l'aria
ha l'agrezza dei corpi, io in che parole
fuggo - perché m’esilio a una contraria
vita, dove quei teneri sudori,
sciolti da pori vergini, non hanno
che il respiro d’un nome? Dagli afrori
leggeri dei capelli nacque il danno
che il mio cuore ora sconta. E ai bei madori
terrestri, ecco che oppongo: oh versi! oh danno!

(da Il passaggio di Enea, 1956)

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Il poeta, secondo Giorgio Caproni (1912-1990), è un osservatore che contempla la vita: qui assiste ad una scena di ragazze che si bagnano seminude nel fiume e che richiama un’identica visione di due millenni e mezzo prima sull’Ebro, del lirico greco Alceo: “E lì molte fanciulle muovono / molli sulle anche: con l'acqua chiara / nel palmo delle mani, come con olio / addolciscono la pelle”. Quella che prorompe è l’esuberante vitalità delle ragazze, la loro forza vergine che un giorno darà frutto, in contrasto con ciò che il poeta può solamente opporre: la parola, divenuta inespressiva, estranea, dannosa addirittura, come rileva in Quaderns d’Italià (numero 12 del 2007) il critico Piero Dal Bon: “All’immediatezza del bruciante vissuto si oppone il gelo formale. Il linguaggio si caratterizza come esorcismo del reale, una fuga ingegnosa dal biologico: i teneri sudori ormai non hanno che il respiro di un nome”.

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Chabas

PAUL-ÉMILE CHABAS, “LES NYMPHES DE DANSE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Il segno della giovinezza è forse una magnifica vocazione per le facili felicità.
ALBERT CAMUS, Noces

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