mercoledì 15 luglio 2015

Lai in langue d’oc

 

BILLY COLLINS

L’ARDUO DESTINO DEL TROVATORE

Per un’ora intera ho cantato lai
in langue d’oc ad una donna che conosce
solo la langue d’oïl, un dialetto piccardo ben strano
peraltro.
La poesia europea d’amore sbocciava
ad ogni tremito della mia voce,
ma un amico ha dovuto battermi sulla spalla
per dirmi che lei non capiva una parola.
I miei sentimenti si ingarbugliano come aquiloni
fra i rami della sua incomprensione,
e in breve sarò perso in un’antologia
e i poeti non porteranno più cappelli come il mio.
La Provenza non sarà altro
che una macchia rosa su una carta o la risposta a un test.
Eppure la donna mi sorride ancora
fingendo uno sguardo di fraterna indulgenza.

(da A vela, in solitaria intorno alla stanza, Fazi, 2013 – Traduzione di Franco Nasi)

.

L’ironia, il piano discorrere minimalista del poeta statunitense Billy Collins (New York, 1941), si venano di una sottile malinconia, di una specie di solidarietà per questa figura di trovatore che si esprime in una delle due lingue poetiche del basso medioevo francese, l’oc, idioma provenzale alpino dell’Occitania, mentre la donna di cui è innamorato intende soltanto l’oïl, la lingua romanza del centro e del nord. Di questa incomprensione vive tutta quanta la poesia, in una sorta di babele d’amore.

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Trovatore

ILLUSTRAZIONE © MEDIEVAL HISTORIES

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LA FRASE DEL GIORNO
I poeti parlano una sola lingua, ma non si comprendono ugualmente fra di loro.
JEAN COCTEAU, Le Chiffre, settembre 1952

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