sabato 9 maggio 2015

Un nuovo sguardo

 

ADAM ZAGAJEWSKI

NELLE CITTÀ STRANIERE

Nelle città straniere c’è una gioia sconosciuta,
la fredda felicità di un nuovo sguardo.
Gli intonaci gialli delle case, sui quali il sole
si arrampica come un agile ragno, esistono
ma non per me. Non per me furono costruiti
il municipio, il porto, il tribunale, la prigione.
Il mare scorre per la città con una marea
salata e allaga le verande e le cantine.
Al mercato i prismi delle mele, piramidi
che svettano per l’eternità di un pomeriggio.
E pure la sofferenza non è poi così
mia: il matto locale farfuglia
in una lingua straniera, e la disperazione
di una ragazza sola in un caffè è come
il frammento di una tela in un cupo museo.
Le grandi bandiere degli alberi si agitano
al vento così come nei luoghi
a noi noti, e lo stesso piombo fu cucito
negli orli di lenzuola, di sogni,
dell’immaginazione folle e senza casa.

(da Dalla vita degli oggetti, Adelphi, 2012 - Traduzione di Bruno Fonzi)

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Ha ragione il poeta polacco Adam Zagajewski (Leopoli, Ucraina, 1945): in una città straniera, in una città che non è la nostra, ci ritroviamo a guardare con occhi nuovi, con la verginità dello sguardo; riusciamo a comprendere la nostra estraneità, la nostra condizione transitoria di passeggeri, e a sentirne la leggerezza.

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Heathcote

DIPINTO DI PEREGRINE HEATHCOTE

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LA FRASE DEL GIORNO
Gradiva le differenze: forse per questo viaggiò tanto.

JORGE LUIS BORGES, Il manoscritto di Brodie

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