sabato 30 maggio 2015

I treni di pena


GUY GOFFETTE

PERIFERIA DELL’ALBA


                               a Gérard Noiret

I treni di pena tirano fuori dal letto
paesi grondanti e stravolti
fatti di piccoli mattini chiusi di lunghi
vagheggiamenti d’erbe e isole
dove in procinto di raggiungere la zona
delle turbolenze
le lavoratrici vanno a gettare
il figlio del loro sonno
Il cielo non esiste è
la cifra degli occhi caduti nella cenere
come se l’anima non avesse più i mezzi
per rilanciare sotto la palpebra
l’impossibile navetta del bene


(da Dubitare che la terra esista, Crocetti, 2005 – Traduzione di Chiara De Luca)

.
Il poeta belga Guy Goffette (Jamoigne, 1947) fa quello che fanno i poeti: raccoglie piccole cose e ne cattura l’emozione per trovare in quella luce la poesia, il senso che dà valore a tutta la vita – non a caso una delle sue raccolte è intitolata per l’appunto La vita promessa. Questa alba narrata la viviamo o l’abbiamo vissuta tutti: è un malinconico risveglio di un giorno lavorativo o di scuola, è l’impresa eccezionale della normalità, del treno che corre verso la città, delle cartelle da cui tiriamo fuori libri o documenti, della noia di un viaggio che è sempre uguale.


FOTOGRAFIA © LAURI BECKMANS
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LA FRASE DEL GIORNO
Ma tu persisti, o scriba, / nel prezzolare gli angeli: / un po’ d’oro nel fango, dite, che la notte resti aperta.
GUY GOFFETTE, La vita promessa

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