mercoledì 20 maggio 2015

Contemplatore e solitario

 

HERMANN HESSEHesse

IL POETA

dedicato ad Hilde Schoeck

Solo a me, il solitario,
luccicano le infinite stelle di notte,
mormora la fonte di pietra il suo magico canto,
solo a me, a me il solitario,
le ombre colorate delle nuvole passeggere,
muovono come sogni sopra la campagna.
Niente mi è dato:
né casa, né campo, né caccia, né bosco, né mestiere,
mio è solo ciò che non è di nessuno,
mio è il ruscello che precipita dietro il velo del bosco,
mio è il mare terrificante,
mio il garrire del gioco dei bimbi,
lacrime e canzoni di chi ama, solo, nella sera.
Miei sono pure i templi degli dei,
mio il venerabile giardino del passato.
E non meno la volta celeste e luminosa
del futuro è la mia patria:
spesso nei voli del desiderio
la mia anima s’innalza e rimira
il futuro di un’umanità beata,
amore che trionfa sulla legge,
amore da gente a gente.
Tutti io ritrovo nobilmente mutati:
contadini e re, mercanti e solerti marinai,
pastori e giardinieri e tutti
festeggiano grati la festa universale del futuro.
Solo il poeta manca,
il poeta contemplatore e solitario,
portatore ed immagine sbiadita dell’umana nostalgia.
Per compiersi
né il mondo né il futuro hanno bisogno di lui.
Molte corone appassiscono sulla sua tomba,
ma la sua memoria è già svanita.

(Traduzione di Brunamaria Dal Lago Veneri)

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Come dice bene il Premio Nobel tedesco Hermann Hesse (1877-1962) il poeta è un solitario – almeno quando “distilla” i suoi versi come un produttore clandestino di whisky: ha bisogno di isolamento per lasciare che la Musa gli detti la sua ispirazione, per meditare sulle cose e strappare loro quel velo, per individuare le connessioni nascoste, per potere da iniziato ricevere la rivelazione della Poesia.

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Maycock

ILLUSTRAZIONE © SARAH MAYCOCK

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia è il sentimento che si confessa a se stesso, nei momenti di solitudine, e che s’incorpora in simboli che sono rappresentazioni il più che possibile esatti del sentimento nella precisa forma che esso assume nello spirito del poeta.

JOHN STUART MILL, Saggi letterari

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