sabato 4 aprile 2015

Oh memoria la svelata

 

ASSIA DJEBAR

CANTO IDjebar

La memoria è un corpo di donna velata
Solo il suo occhio libero fissa il nostro presente
Bianco affogato sul fondo di un abisso nero

La memoria è voce di donna velata
Notte dopo notte, la soffochiamo
Sotto il letto di un sogno di piombo

Oh memoria, ventre di donna
Che partorisce, il sangue invoca
Allora tutti i nostri morti, gli occhi spalancati
Risalgono verso noi lentamente
Galleggiando sull’acqua
Del nostro oblio

Tu, Oh memoria la svelata
Al sole evaporata

(da La Zerda ou les chants de l’oubli, 1982)

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La Zerda ou les chants de l’oubli è un film del 1979 di Assia Djebar (1936-2015), scrittrice e poetessa algerina più volte candidata al Nobel, scomparsa nello scorso febbraio: la regista recupera il materiale di scarto delle attualità cinematografiche “Gaumont-Pathé” girate nel trentennio coloniale dal 1912 al 1942, montando i filmati d’epoca che documentano le usanze e le cerimonie della popolazione maghrebina - la Zerda è la vendemmia - rovesciando il punto di vista dei colonizzatori e mettendo in luce ciò che era stato offuscato dalla visione folkloristica dei francesi. La poesia è il testo che accompagna la prima parte del film, un “canto d’insubordinazione”. Quello della memoria da recuperare è un tema caro alla Djebar, la memoria comune consente di risalire alla propria: “Volevo un ricordo delle donne e il pretesto era quello di farle parlare delle esperienze della guerra, dal 1954 al 1962. La memoria delle contadine mi ha portato molto, soprattutto a livello formale. Credo di essere maturata in quel momento”.

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Kingbeil

RICHARD KINGBEIL, “BEHIND THE VEIL II”

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LA FRASE DEL GIORNO
Ancor di più oggi mi rendo conto che il compito della scrittura letteraria è proprio questo: lavorare su se stessi, sulla propria memoria, sul ritorno o sul non-ritorno.
ASSIA DJEBAR

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