lunedì 27 aprile 2015

Le vere spiagge

 

BILLY COLLINS

AGGIUNTA

Quel che ho dimenticato di dirvi in quell’ultima poesia
se avete prestato un minimo di attenzione
è che l’amavo davvero allora.

La luce marittima negli ultimi versi
poteva sembrare artefatta,
falsa come ogni borioso sonetto italiano,

e lo stesso si poteva dire
dei fiori delle alte scogliere
che mi vantavo di averle messo nei capelli

e certo, delle molte lune immaginarie
che ho detto ruotavano sul nostro letto mentre dormivamo,
del cosmo racchiuso dalle pareti della stanza.

Ma la verità è che ci piaceva
fare lunghe passeggiate sulle spiagge ventose,
non le spiagge fra il mare di lei

e la terra simbolica di me,
ma le vere spiagge di conchiglie vuote,
mentre il sole sorge e l’acqua viene avanti e ritorna.

(Addendum, da Balistica, Fazi, 2011 – Traduzione di Franco Nasi)

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Ci voleva un poeta ironico come Billy Collins (New York, 1941) per scrivere un’aggiunta a una poesia, un post scriptum che rovescia la realtà come un guanto: se dall’altro lato regnavano l’analogia e un certo lirismo, una specie di immaginario poetico, da questo a farla da padrona è la realtà. Il bello è che la realtà e l’immaginario alla fine coincidono: sono la stessa scena vista con una diversa illuminazione.

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couple-on-beach

FOTOGRAFIA © CHOBIRDOKAN

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia è come una battuta di pesca. Non sai che cosa c’è là fuori fin quando non cominci a scrivere.
BILLY COLLINS

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