giovedì 30 aprile 2015

La bufera che sgronda sulle foglie

 

EUGENIO MONTALEmontale

LA BUFERA

Les princes n’ont point d’yeux pour voir ces grands merveilles,
Leurs mains ne servent plus qu’à nous persécuter…
AGRIPPA D'AUBIGNÈ, A Dieu

La bufera che sgronda sulle foglie
dure della magnolia i lunghi tuoni
marzolini e la grandine,

(i suoni di cristallo nel tuo nido
notturno ti sorprendono, dell’oro
che s’è spento sui mogani, sul taglio
dei libri rilegati, brucia ancora
una grana di zucchero nel guscio
delle tue palpebre)
il lampo che candisce
alberi e muro e li sorprende in quella
eternità d’istante - marmo manna
e distruzione – ch’entro te scolpita
porti per tua condanna e che ti lega
più che l'amore a me, strana sorella, -

e poi lo schianto rude, i sistri, il fremere
dei tamburelli sulla fossa fuia,
lo scalpicciare del fandango, e sopra
qualche gesto che annaspa…
                                    Come quando
ti rivolgesti e con la mano, sgombra
la fronte dalla nube dei capelli,

mi salutasti - per entrar nel buio.

(da La bufera e altro, Mondadori, 1956)

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La bufera e altro è un’opera attesa dopo molti anni di silenzio di Eugenio Montale (1896-1981): esce dopo la “teologia negativa” e l’oscurità delle Occasioni e assume una valenza spesso metafisica – Montale considerava questa raccolta la curva più alta della sua parabola poetica – in cui riappare e assume maggiore risalto la “donna angelicata” come speranza di salvezza. Questa, raggruppata nella sezione Finisterre, relativa alle poesie tra il 1940 e il 1942, è la prima poesia dell’opera: fu pubblicata nel 1941 sul settimanale Tempo con una differente epigrafe (“Porque sabes que siempre te he querido”, perché tu sappia che ti ho sempre amato”) per evitare la censura fascista. La bufera, naturalmente è la Seconda guerra mondiale, ma è contemporaneamente “guerra cosmica, di sempre e di tutti”, come scriveva l’autore in una lettera a Gianfranco Contini; è l’evento che viene a squassare la tranquillità del giardino, a mettere in pericolo il nido della casa. E anche quella speranza di salvezza, quella che Clizia, la donna, è sembrata impersonare, svanisce nel buio quando lei, ebrea – dopo le leggi razziali del 1938 - saluta ed entra nel ricordo. Se, dopo il lampo che abbatte e schianta, la rinascita per il mondo è ancora possibile, non lo è invece per l’uomo Montale, posto di fronte all’assolutezza di questo addio.

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Bufera

FOTOGRAFIA © PINTEREST

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LA FRASE DEL GIORNO
Una storia non dura che nella cenere / e persistenza è solo l'estinzione.

EUGENIO MONTALE, La bufera e altro

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