lunedì 6 aprile 2015

È nella donna che l’uomo dura

 

PAUL ÉLUARD

UNA SERA CURVA

Il vento tirava al fagiano
Una pupilla chiusa l’altra a scatti chiari
Bolla di burrasca fuori rotta
Sormontava il pantano della pioggia
Un brivido profondo corrugava l’acciaio
La rincorsa a filo del suo sangue
 
La città pazza che ogni giorno rimette i calzari
 
Non ho imparato a valicare
Da un clima all’altro i mesi
Quindi gli anni?
Ho misurato la mia impazienza
Dalle donne che inventavo

Il disordine non si misura
Perciò
È nella donna che l’uomo dura

La forgia riposto il suo vino sotto ghiaccio
Al crocevia domava la notte
Avida incantata sottomessa
Come la veste alla punta dei seni
Come la preda al suo amante

Altrove invece
Un nero maroso che colma il cuore

In sotterranei senza fine
Sensibile ritorno a tastoni
Dei serpenti proseguono la loro corsa
Verso il latte liscio di un solo giorno
Verso le verdi radure del cielo fisso
Che un bimbo mostrerà col dito
Un’ala una sola nient'altro che un’ala
Inutile penosa
 
Facevo sogni che le donne
Con le loro carezze sparpagliavano
Per riassorbirmi nelle loro ombra
Se ho cominciato con le donne
Non finirò da me.

(Un soir courbé, da Gli occhi fertili, 1936 - Traduzione di Silvano Del Missier)

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La poesia che procede per somma di immagini di Paul Éluard (1895-1952) costruisce ancora una volta l’assioma della “femme-nature”, della donna che riunisce in sé, nel gorgo delle sue contraddizioni, il significato del vivere, diventando il mezzo per conciliare trascendente e immanente, anima e corpo, spirito e senso, incarnando così l’unica via verso la felicità.

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LEONID AFREMOV, “VIALE D’AUTUNNO”

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LA FRASE DEL GIORNO
Io esisto ma esisterei / Se non ci fossi anche tu?

PAUL ÉLUARD, Le dur désir de durer

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