martedì 17 marzo 2015

Scrittura, rigo nell’acqua

 

OCTAVIO PAZ

ARCHI

A Silvina Ocampo

Chi canta sulle sponde del foglio?
Chino, bocconi sul fiume
di immagini, mi vedo, lento e solo,
da me stesso allontanarmi: lettere pure,
costellazioni di segni, cesure
nella carne del tempo, oh scrittura,
rigo nell'acqua!

Vago fra verdi
intrecciati, vago fra trasparenze,
fiume che scivola via e non trascorre;
mi allontano da me stesso, mi trattengo
senza trattenermi a una sponda e discendo,
lungo il fiume, fra archi di intrecciate
immagini, il fiume di pensieri.
Proseguo, là mi attendo, mi vado incontro,
fiume felice che allaccia e scioglie
un istante di sole fra due pioppi,
sulla pietra liscia che si trattiene,
e si distacca da se stesso e discende,
lungo il fiume, all'incontro di se stesso.

1947

(Arcos, da Il fuoco di ogni giorno, Garzanti, 1992 – Traduzione di Ernesto Franco)

.

Il poeta – lo scrittore – come un esploratore: il foglio bianco si trasforma a poco a poco in un fiume che scorre tra verdi sponde. Ed è lì, in quel folto, che si inoltra, ascoltando ancora al voce dell’acqua/pensiero che fluisce per orizzontarsi, inseguendo immagini e sensazioni, catturando scorci di emozioni: è nel suo intimo, è nel suo io che avanza. Una bellissima analogia scelta dal poeta messicano Octavio Paz (1914-1998), premiato con il Nobel nel 1990.

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LightFlurriesBestPic

ROB GONSALVES, “LIGHT FLURRIES”

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LA FRASE DEL GIORNO
Idea palpabile, /  parola / impalpabile: / la poesia / va e viene / tra ciò che è / e ciò che non è.
OCTAVIO PAZ, Árbol adentro

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