giovedì 5 febbraio 2015

Una strana cosa

 

TU FUTu Fu

LA BREZZA DEI BOSCHETTI DI BAMBÙ

La brezza dei boschetti di bambù
penetra fresca nella stanza. Chiari
raggi di luna nel cortile danzano.
Rade stelle scintillano; le lucciole
si spostano nel buio, e presso il fiume
s’alza il richiamo degli uccelli acquatici.
E meditando su una strana cosa:
che tutto il mondo si affidi alla guerra,
non alla pace - in dolorosa veglia
io trascorro la notte.

(da La voce dell’acqua, C.R.T., 2002 – Traduzione di Margherita Guidacci)

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Una scena idilliaca quella che canta il poeta cinese Tu Fu (712-770): l’acqua che scorre, i riflessi argentei della luna, il vento leggero che accarezza le foglie dei bambù. E la meditazione che viene spontanea al poeta, costretto a una vita vagabonda dalla sanguinosa ribellione di An Lushan del 755, è un’accorata domanda: perché gli uomini devono rovinare tutto questo con la guerra? Perché devono devastare il mondo e la sua pace?

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YUAN BO, “BAMBOO POEM”

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LA FRASE DEL GIORNO
Anche i grammatici hanno intuito la natura della guerra: alcuni sostengono che essa si chiama «bellum» per antitesi, perché non ha niente di buono né di bello; la guerra è «bellum» nello stesso senso in cui le Furie sono le «Eumènidi». Altri preferiscono far derivare la parola «bellum» da «bellua», belva: perché è da belve, non da uomini, impegnarsi in uno sterminio reciproco.
ERASMO DA ROTTERDAM, Adagia

1 commento:

Federica ha detto...

Questa è una domanda che mi sono posta molte volte... il mondo è il nostro Paradiso, perché rovinare sempre tutto?
Buona giornata, Federica

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