mercoledì 25 febbraio 2015

La voce della notte

 

WALLACE STEVENSStevens

DUE FIGURE NELLA DENSA LUCE VIOLA

Tanto varrebbe essere abbracciati dal portiere dell’albergo
Che non ottenere nulla dal chiaro di luna
Se non la tua mano umida.

Sii la voce della notte e della Florida nelle mie orecchie
Usa parole cupe e immagini cupe.
Oscura il tuo linguaggio

Parla, ancora, come s’io non t’udissi parlare,
Ma parlassi per te perfettamente nei miei pensieri,
Concependo parole,

Come la notte concepisce nel silenzio i suoni del mare,
E con il sussurro delle loro sibilanti compone
Una serenata.

Di’, puerile, che le poiane posano sul palo della tenda
E dormono con un occhio aperto sopra le stelle che cadono
Dietro Key West.

Di’ che le palme sono chiare in un azzurro assoluto,
Sono chiare e sono oscure; che è notte;
Che risplende la luna.

(Two figures in dense violet light, da Harmonium, 1923 - Traduzione di Carlo Izzo)

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La poesia dell’autore statunitense Wallace Stevens (1878-1955) fa pensare a certa arte pittorica del Novecento, con la sua predisposizione all’immagine concreta, plasmata, e all’uso dei colori. Così anche le due figure di amanti impacciati dalla loro differenza che si ritagliano nella luce viola di questi versi sotto la luna della Florida vivono di tale atmosfera, nei riflessi di un chiaro di luna che potrebbe essere di Chagall o di Picasso, cui Stevens - pittore in proprio - si ispirò per le poesie di L’uomo con la chitarra blu.

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EDWARD HOPPER, “SUMMER EVENING”

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LA FRASE DEL GIORNO
Tutto è complicato; se non fosse così, la vita e la poesia e tutto il resto sarebbero una noia.
WALLACE STEVENS, Lettere

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