domenica 18 gennaio 2015

La scala

 

BLAS DE OTEROblas2

INTANTO CHE

Intanto che saliamo la scala (di quando in quando s'odono
quelli che cadono di spalla), ci fermiamo
(un poco, qualche volta vacilliamo, come una foglia
nell'istante d’affidarsi al vento),
viene
il capogiro a tutta corsa dal vuoto
e, chiudendo gli occhi,
ci afferriamo al nostro essere più intimo,
e continuiamo
e continuiamo a salire la tragica scala
collocata,
creata, da noi stessi.

(Mientras tanto, da Ancía, 1958 – Traduzione di Oscar Macrì)

.

Blas de Otero (1916-1979), poeta spagnolo della generazione del 36, non trova radici in questo mondo, lo vede soltanto doloroso, regolato dal caos: “Un mondo come un albero schiantato. / Una generazione sradicata. / Degli uomini che solo hanno il destino / di puntellare le rovine”. È chiaro quindi che non riesca a riconoscersi in esso: la scala della sua poesia alla fine altro non è che la vita, continuiamo a salirvi cercando di contrastare il disagio, di superare il malessere.

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Turan

MURAT TURAN, “RETURNING HOME”

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LA FRASE DEL GIORNO
Siamo cibo di luce. Fiamma a un vento / smisurato vibrando in qua e in là; / vento violentemente verticale / tra le fronde d'amore che si schiantano.
BLAS DE OTERO, Ancía

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