sabato 3 gennaio 2015

Il drago, l’angelo e l’unicorno

 

ALAIN BOSQUETBosquet

DIO DICE

Dio dice:
«Era un caso urgente;
mi sono domandato
a che cosa servissero le mie creature
più bizzarre:
il drago, l’angelo e l’unicorno.
Ho convocato quelli in cui fidavo,
reali, forti, incontestabili:
il baobab, il cavallo da fatica,
la montagna affacciata sul mare.
Hanno tenuto dieci riunioni
senza mettersi d’accordo.
Allora ho tenuto
il drago, l’angelo e l’unicorno;
per evitare qualsiasi malinteso,
ho pensato bene tuttavia di renderli invisibili».

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La fantasia, la poesia, quello che attiene l’incorporeo: tutto questo emerge come bene prezioso dai versi del poeta francese Alain Bosquet (1919-1998): una condanna del nostro razionalismo che spesso scade nel materialismo, un inno a ciò che di spirituale, di magico, di incomprensibile sopravvive nel nostro universo dominato dalla scienza.

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Domenichino

DOMENICHINO, “LA FANCIULLA E L’UNICORNO”

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia ci dà perlomeno questa consolazione: captando l’increato, l’increabile, gli dà qualche possibilità di passare per creato.
ALAIN BOSQUET, Le gardien des rosées

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