martedì 27 gennaio 2015

Dopo Auschwitz

 

HANS SAHL

MEMORANDUM

Un uomo, che alcuni ritenevano
saggio, dichiarò che dopo Auschwitz
non fosse più possibile alcuna poesia.
Sembra che delle poesie
l’uomo saggio non abbia avuto
alta considerazione –
quasi che queste servissero a consolare
l’anima di sensibili contabili
o fossero vetri intarsiati
attraverso i quali si guarda il mondo.
Noi crediamo che le poesie
siano ridiventate possibili
ora più che mai, per la semplice ragione che
solo in poesia si può esprimere
ciò che altrimenti
sarebbe superiore a ogni descrizione.

(da Noi siamo gli ultimi, 1991)

 

“La critica della cultura si trova dinnanzi all’ultimo stadio di cultura e barbarie. Scrivere una poesia dopo Auschwitz è barbaro e ciò avvelena anche la stessa consapevolezza del perché è divenuto impossibile scrivere oggi poesie” scrisse il filosofo tedesco Theodor W. Adorno. È una frase che non mi ha mai trovato d’accordo e che per altro lo stesso autore si rimangiò in seguito: è una resa incondizionata al male, una capitolazione di fronte all’orrore. La poesia invece deve testimoniare, deve esprimere la bellezza dell’animo umano, deve essere il contraltare alla bieca efferatezza degli aguzzini. “Abbiamo lasciato il campo cantando” scrisse Etty Hillesum su una cartolina gettata dal treno che la portava al campo di sterminio in Polonia: era il bene che trionfava sul male, era la vita che sconfiggeva la morte, era la vittoria sui nazisti. Ed è per questo che ho scelto per la Giornata della Memoria questa poesia, di un altro scrittore tedesco, Hans Sahl (1902-1993), polemico con Adorno: vi si legge lo spirito di Etty Hillesum, la speranza che l’uomo possa essere migliore, la necessità della memoria come una base su cui costruire per non dimenticare.

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Memoria

ASTRID HULSEBOSCH, “GIORNATA DELLA MEMORIA”

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LA FRASE DEL GIORNO
Se tutto questo dolore non allarga i nostri orizzonti e non ci rende più umani, liberandoci dalle piccolezze e dalle cose superflue di questa vita, è stato inutile.
ETTY HILLESUM, Diario

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