venerdì 28 novembre 2014

Ubriaco di questo crepuscolo

 

JUAN GELMAN

TI DICO, MARA

Cancellato dal mondo reale, ubriaco
di questo crepuscolo che canta
altrove e l’angelus passa
a cavallo di una campana.
Il cielo muore insanguinato e
non vedo nessuno, niente, solo
il fuoco ardente di quando
un airone cinerino
si levò nel tuo bianco sguardo.
Bruciava gli ieri,
la spazzatura che il tempo deposita.

(Te digo, Mara, da Valer la pena, Guanda, 2007 – Traduzione di Laura Branchini)

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La sera che cade, il tramonto che, per dirla con Milan Kundera “illumina ogni cosa con il fascino della nostalgia”, ammalia anche il poeta argentino Juan Gelman (1930-2014): è l’ora in cui quel rossore del giorno dà un’ebbrezza simile a quella che dà il vino ed evoca memorie sepolte, costringendo a interrogarsi sul tempo e sul suo divenire.

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800px-Claude_Monet,_Saint-Georges_majeur_au_crépuscule

CLAUDE MONET, “SAINT-GEORGES MAJEUR AU CRÉPUSCULE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Essere uno è non avere niente. / Cade il tramonto sopra / la parola che galleggia sul visibile / come una luna.
JUAN GELMAN, Valer la pena

1 commento:

Gizeta ha detto...

Molto bella questa poesia e anche l'immagine impressionistica...

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