mercoledì 12 novembre 2014

Profumo di tiepido sole

 

CESARE PAVESE

ESTATE DI SAN MARTINO

Le colline e le rive del Po sono un giallo bruciato
e noi siamo quassù a maturarci nel sole.
Mi racconta costei - come fossi un amico.
«Da domani abbandono Torino e non torno mai più.
Sono stanca di vivere tutta la vita in prigione».
Si respira un sentore di terra e, di là dalle piante,
a Torino, a quest’ora lavorano tutti in prigione.

Il quartiere, il paese, la città, la strada
«Torno a casa dei miei dove almeno potrò stare sola
senza piangere e senza pensare alla gente che vive.
Là mi caccio  un grembiale e mi sfogo in cattive risposte
ai parenti e per tutto l'inverno non esco mai più».

Nei paesi novembre è un bel mese dell’anno:
c’è le foglie colore di terra e le nebbie al mattino,
poi c'è il sole che rompe  le nebbie. Lo dico tra me
e respiro l’odore di freddo che ha il sole al mattino.

«Me ne vado perché è troppo bella Torino a quest’ora:
a me piace girarci e vedere la gente
e mi tocca star chiusa finch’è tutto buio
e la sera soffrire da sola»! Mi vuole vicino
come fossi un amico: quest’oggi ha saltato l’ufficio
per trovare un amico. «Ma posso star sola cosi?

Giorno e notte – l’ufficio - le scale - la stanza da letto
se alla sera esco a fare due passi non so dove andare
e ritorno cattiva e al mattino non voglio più alzarmi.
Tanto bella sarebbe Torino - poterla godere
solamente poter respirare». Le piazze e le strade
han lo stesso profumo di tiepido sole
che c’è qui tra le piante. Ritorni al paese.
Ma Torino è il più bello di tutti i paesi.

«Se trovassi un amico quest'oggi, starei sempre qui».

(da Lavorare stanca, Einaudi, 1943)

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Una delle donne sradicate e tormentate di Cesare Pavese (1908-1950) è il personaggio principale di questa poesia-racconto del 1932 dello scrittore torinese. E Torino è protagonista in tutta la sua bellezza, nei giorni di sole che l’autunno sa ancora regalare, l’estate di San Martino del titolo: la donna si sente intrappolata nella routine ufficio-casa che diventa infine soltanto solitudine, non riesce a godersi la città, medita di ritornare al paese, incerta e combattuta, in una prefigurazione di quella che sarà l’alienazione del boom economico degli Anni Sessanta.

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Torino

FOTOGRAFIA © LAPOLLON84/FLICKR

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LA FRASE DEL GIORNO
Perché questo è l'ostacolo, la crosta da rompere: la solitudine dell'uomo – di noi e degli altri.
CESARE PAVESE, La  letteratura americana e altri saggi

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