domenica 5 ottobre 2014

Quattro baci

 

RUBÉN BONIFAZ NUÑO

QUAL È LA DONNA CHE RICORDIAMO

Qual è la donna che ricordiamo
guardando il seno della vicina
sull’autobus; a chi spetta il posto
vuoto al nostro lato, al cinema?
A chi appartiene l’orecchio
che udrà la parola più nascosta
che siamo, di chi la testa
che al nostro fianco nasce dai sogni?

Ci sono volte che non sopporto tanta
tristezza, e allora ti ricordo.
Ma non sei tu. Nacquero stanchi
il nostro lungo amore e i nostri brevi
amori; i quattro baci e i quattro
incontri che abbiamo avuto. Siamo tristi.
Insieme inventavamo un concerto
per infelicità e orchestra e restavamo
ad ascoltarlo seri, solenni,
e non abbiamo sentito niente. Siamo soli.

Tu non lo saprai mai, ne sono certo,
che ho scritto questi versi per te sola;
che ho pensato a te scrivendoli. Sono tuoi.

Perdonami. Per un momento
ho dimenticato con chi stavo parlando.
E non ho sentito il colpo della mia finestra
che si chiudeva. Ero da un’altra parte.

(da Los demonios y los días, 1956)

.

È un amore sofferto quello che narra il poeta messicano Rubén Bonifaz Nuño (1923-2013): nasce dalla passione certo, ma si macera nell’infelicità, eppure in una sorta di amore-odio catulliano continua a riproporsi, a ricucire e a ferire, a raddolcire e spezzare. Sembra tutto finito anche in questa poesia, ma la quartina finale è un vero e proprio colpo di scena, un coup de théâtre poetico.

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Hopper

EDWARD HOPPER, “OFFICE IN A SMALL CITY”

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LA FRASE DEL GIORNO
Si conosce di più l'amore attraverso l'infelicità che procura che per la felicità, spesso misteriosa, che diffonde nella vita degli uomini.
ÉMILIE DU CHÂTELET, Discorso sulla felicità

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