lunedì 20 ottobre 2014

Centenario di Mario Luzi


Ricorre oggi il centenario della nascita di una delle massime figure poetiche del Novecento: Mario Luzi nacque infatti a Firenze il 20 ottobre 1914. “Mario, voi somigliate a Firenze” riporta un testo di Yves Bonnefoy nel numero che Poesia dedica al poeta. Ecco, leggendo i versi di Luzi – via via più prosastici con il susseguirsi delle raccolte - si viene portati non solo a Firenze, ma in quella terra toscana con paesaggi sferzati dal vento, ci si inoltra in quel mondo che parla allo spirito del poeta, alla sua inquietudine nel tentativo di trovare un equilibrio tra essere e divenire in una perenne tensione della parola: “Vola alta, parola, cresci in profondità, / tocca nadir e zenith della tua significazione, / giacché talvolta lo puoi / sogno che la cosa esclami / nel buio della mente / però non separarti / da me, non arrivare, / ti prego, a quel celestiale appuntamento / da sola, senza il caldo di me / o almeno il mio ricordo sii / luce, non disabitata trasparenza... / La cosa e la sua anima? / O la mia e la sua sofferenza? / Vola alta, parola”.

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Luzi
MARIO LUZI NELLA CASA FIORENTINA DI VIA BELLARIVA – DAL WEB
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da Avvento notturno, 1940


(SE MUSICA È LA DONNA AMATA)


Ma tu continua e perditi, mia vita,
per le rosse città dei cani afosi
convessi sopra i fiumi arsi dal vento.
Le danzatrici scuotono l'oriente
appassionato, effondono i metalli
del sole le veementi baiadere.
Un passero profondo si dispiuma
sul golfo ov'io sognai la Georgia:
dal mare (una viola trafelata
nella memoria bianca di vestigia)
un vento desolato s'appoggiava
ai tuoi vetri con una piuma grigia
e se volevi accoglierlo una bruna
solitudine offesa la tua mano
premeva nei suoi limbi odorosi
d'inattuate rose di lontano.

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da Dal fondo delle campagne, 1965


DALLA TORRE


Questa terra grigia lisciata dal vento nei suoi dossi
nella sua cavalcata verso il mare,
nella sua ressa d’armento sotto i gioghi
e i contrafforti dell’interno, vista
nel capogiro degli spalti, fila
luce, fila anni luce misteriosi,
fila un solo destino in molte guise,
dice: “guardami sono la tua stella”
e in quell’attimo punge più profonda
il cuore la spina della vita.
Questa terra toscana brulla e tersa
ove corre il pensiero di chi resta
o cresciuto da lei se ne allontana.

Tutti i miei più che quarant’anni sciamano
fuori del loro nido d’ape. Cercano
qui più che altrove il loro cibo, chiedono
di noi, di voi murati nella crosta
di questo corpo luminoso. E seguita,
seguita a pullulare morte e vita
tenera e ostile, chiara e inconoscibile.

Tanto afferra l’occhio da questa torre di vedetta.
.

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da Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini, 1994


È, L’ESSERE. È


È, l’essere. È.
Intero,
inconsumato,
pari a sé.
             Come è
diviene.
             Senza fine,
infinitamente è
e diviene,
             diviene
se stesso
altro da sé.
             Come è
appare.
       Niente
di ciò che è nascosto
lo nasconde.
             Nessuna
cattività di simbolo
lo tiene
         o altra guaina lo presidia.
                        O vampa!
Tutto senza ombra flagra.
È essenza, avvento, apparenza,
tutto trasparentissima sostanza.
È forse il paradiso
questo? oppure, luminosa insidia,
un nostro oscuro
ab origine, mai vinto sorriso?

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Altre poesie di Mario Luzi pubblicate sul Canto delle Sirene:
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LA FRASE DEL GIORNO
Questa felicità promessa o data / m'è dolore, dolore senza causa /o la causa se esiste è questo brivido / che sommuove il molteplice nell'unico /come il liquido scosso nella sfera / di vetro che interpreta il fachiro.
MARIO LUZI, Onore del vero

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