martedì 1 luglio 2014

Luglio: due poesie

 

“C’è un feroce rosso cane / che a muti passi va per il cielo” in una poesia di Diego Valeri. Eccolo qui il rosso cane di luglio, con la sua canicola e le sue sere lunghe che portano i giorni allo spasimo: esce dai versi di Philip Larkin (1922-1985), poeta inglese, e si affaccia nel tramonto in un’altra lirica dello spagnolo Antonio Machado (1875-1939).

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PHILIP LARKIN

LUNGHI GIORNI DEL LEONE

Lunghi giorni del leone:
si schiudono in bianca foschia,
a mezzogiorno ti scontri
con un maglio infuocato –
ogni seme piantato
ora è in pieno rigoglio,
ogni germoglio
in piena fioritura,
messe abbagliante –
o lunghi giorni del leone!

(da Collected Poems, 1988 - Traduzione di Silvio Raffo)

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ANTONIO MACHADO

VERSO UN TRAMONTO RAGGIANTE

Verso un tramonto raggiante
del sole la luce estiva,
ed era tra nubi in fuoco una fanfara gigante
dietro le verdi pioppaie dei fiume lungo la riva.
Dentro un olmo la cesoia suonava, senza ritegno,
della cicala canora: monoritmo di viva
gioia tra metallo e legno,
che è la canzone estiva.
In un giardino nell'ombra
giravano i bigoncioli della noria sonnacchiosa.
S'udiva il suono dell'acqua sotto le fronde in penombra.
Era un vespro di luglio, di polvere luminosa.
Camminavo con me solo,
assorto nel solitario crepuscolo campagnolo.
E pensavo: «Bella sera, nota della lira immensa,
tutta elettezza e armonia;
bella sera, che la povera sciogli malinconia
di questa mia fatua nicchia, nicchia oscura che pensa!»
Sotto l'orbite del ponte passava l'acqua increspata.
Lungi la città dormiva,
da una magica campana d'oro diafano velata.
Sotto le arcate di pietra l'acqua limpida fluiva.
Crepuscolari rossori coronavano le alture,
macchiate di grigi olivi e di querce nerognole.
Camminavo con languore,
sentendo l'antica angoscia che fa pesante il cuore.
Sotto le arcate del ponte in ombra l'acqua scorrente
sì melanconicamente;
passando quasi ammoniva:
«Appena, viandante, scorgiamo
sciolta la povera barca dall'albero della riva,
si canta: nulla noi siamo.
L'immenso mare ci attende dove il povero fiume arriva.»
Sotto l'orbite del ponte passava l'oscura scia.
(Io pensavo: anima mia!)
E mi trattenni un momento,
nella sera, a meditare...
Che è questa goccia nel vento
che grida al mare: son io forse il mare?
Vibrava l'aria assordata
dalle elitre cantanti che il campo fanno sonoro,
come fosse seminato
di campanelle d'oro.
Nell'azzurro folgorava
un astro adamantino.
Un vento caldo soffiava
inquietando il cammino.
Nella sera polverosa
verso la città tornavo.
Suonavano i bigoncioli della noria sonnacchiosa.
Sotto le fronde in penombra l'acqua cadere ascoltavo
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(Traduzione di Oscar Macrì)

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Bruno-Saetti-small

BRUNO SAETTI, “PAESAGGIO CON SOLE”

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LA FRASE DEL GIORNO
L’Estate si affaccia dalla sua torre di bronzo / attraverso le scintillanti sbarre di luglio
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FRANCIS THOMPSON, A Corymbus for the Autumn

1 commento:

Carmine Volpe ha detto...

belle entrambe anche se quella di machado mi ha più colpito

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