sabato 21 giugno 2014

Qualche poesia per l’estate

 

L’estate è la stagione più attesa: è il tempo dell’anno in cui il bel tempo favorisce gite e viaggi, è il momento delle vacanze, delle settimane al mare o in montagna. È – dovrebbe essere, almeno – l’ora dell’allegria, della spensieratezza, degli incontri. Così appare nella memoria dell’ormai anziano poeta greco Ghiannis Ritsos (1909-1990) con tutti i ricordi delle estati trascorse. Così amorosa, dolce e lenta, irrompe nei versi dello scrittore Riccardo Bacchelli (1891-1985), autore del Mulino sul Po. E così viva si rivela nella poesia dell’altrimenti malinconico e scontroso Vincenzo Cardarelli (1887-1959).

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GHIANNIS RITSOS

UN’ALTRA ESTATE

Questi bei giorni di sole sottraggono ogni argomento alla tristezza.
Baluginano le case calcinate sparse sulla collina verde.
Ecco, anche un cavallo rosso nella piana. Torna qualcosa
di scordato dalle vecchie estati. Ma erano veri
quella ragazza nel campo di granturco e quel ragazzo
nell’oro del meriggio che faceva segno al battello di passaggio
con l’asciugamani da bagno. Eri vero
anche tu che non avevi niente di tuo
se non quello che donavi, e forse quello che donerai ancora.

Karlòvasi, 25.VII.87

(da Molto tardi nella notte,1995- Traduzione di Nicola Crocetti)

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RICCARDO BACCHELLIBacchelli

UN’ESTATE

Un’estate, che d’estate son i tramonti lenti,
pesante quant’il sonno e la stanchezza medesima,
non avrei voluto altro che riposare, se fosse stato
possibile. Non reggeva più neppure la voglia
amara d’inasprire in me stesso il mio male.
Non avrei voluto cedere in nulla ma invece
mi  toccava assopirmi al sole in materia
stanca. E dalla stanchezza un filo di melodia.
Supino, ombre e sole,
foglie e cielo, silenzio e cicale. Le mani
le abbandonavo sull'erba riarsa, si tuffava
nell’estate l'anima e tornava d’ogni parte
carica d’ogni cosa, non articolava, non distingueva,
tornava stanca. E non poté credere a se stessa
la mattina che le filtrò un'estatica canzoncina.

Diceva che in casa nostra, odorosa di garofano
e di spigo crocchiante, ogni ora le scopriremo
la sua dolcezza, ti porterò di giorno in giorno più matura
una spiga di grano, il sole filerà
dalle tende abbassate ai piedi del letto.
Sul letto matrimoniale noi saremo assorti
nella fantasia amorosa, e sarà più facile richiamare
le cose dimenticate che noi a questo mondo.
Quando sarai spogliata ti chinerai sulle nocche
appoggiate alla sponda e la nostra vita andrà tutta
a guardarci. Più tardi il sole declinerà.

(da Poemi lirici, 1914)

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VINCENZO CARDARELLICardarelli

SALUTO DI STAGIONE

Benvenuta estate.
Alla tua decisa maturità
m’affido.
Mi poserò ai tuoi soli,
ricambierò alla terra
in tanto sudore caldo
delle mie adempiute nutrizioni
i suoi veleni vitali.
Lascio la primavera
dietro di me
come un amore insano
d’adolescente.
Lascio i languori e le ottusità,
i sonni impossibili,
le faticose inerzie animali,
il tempo neutro e vuoto
in cui l’uomo è stagione.
Io che non spunto a febbraio coi mandorli,
non mi compiaccio all’arido sapore
di sasso che acuisce
il gusto dolce dell’acqua dei rivi,
alle gocciole chete
di nuvola randagia
che vanno in punta di piedi
in compagnia dei pensieri,
non colgo il biancospino;
che amo i tempi fermi e le superfici chiare,
e ad ogni transizione di meriggio,
rotta l’astrale identità del mattino,
avverto gli spazi irritarsi,
e sento il limite e il male
che incrinano ogni cambio d’ora,
saluto nel sol d’estate
la forza dei giorni più eguali.
Ai punti estremi, alle stagioni violente,
come sotto il frantoio dei pericoli
dove ogni inquietudine si schianta
prendo le sole decisioni buone,
la mia fuggiasca fecondità
ritrovo.

(da Poesie, 1942)

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Estate

VALERY RYBAKOW, “VILLAGE SUMMER DAY”

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LA FRASE DEL GIORNO
Estate. Un'estate è sempre eccezionale, sia essa calda o fredda, secca o umida.
GUSTAVE FLAUBERT, Dizionario dei luoghi comuni

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