giovedì 12 giugno 2014

Nelle città del Barocco

 

CZESŁAW MILOSZth

GENEALOGIA

a Jan Lebenstein

Certo abbiamo molte cose in comune
tutti noi che siamo cresciuti nelle città del Barocco
senza chiedere quale re volle erigere la chiesa
che vediamo passando ogni giorno, quali principesse
abitarono il palazzo, né come si chiamassero
architetti, scultori, donde venissero e quando, e per che cosa
ebbero la celebrità. Preferivamo
giocare a palla sotto la fila dei portici eleganti,
correre a lato degli aggetti e delle scale di marmo.
Poi ci furono più cari i sedili dei parchi ombrosi
che non i groppi di angeli in gesso sulla testa.
Però qualcosa ci resta: un gusto per la linea tortuosa,
le alte spirali delle contraddizioni, fiammeggianti,
abiti femminili con drappeggi sontuosi
per aggiungere fulgore al ballo degli scheletri.

(Traduzione di Valeria Rossella)

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“Fai un passo avanti e un passo indietro” disse il celebre connazionale Giovanni Paolo II al poeta polacco Czesław Milosz (1911-2004). Il Premio Nobel 1980 confessa qui la sua ammirazione per il barocco, per l’ideale retorico dell’arte poetica, anzi qualcosa di più: un retaggio dei giorni dell’infanzia e della adolescenza trascorsi a Vilnius, ora capitale della Lituania, ma allora città polacca, “bastione più avanzato a nord del barocco italiano”. Come scrisse Milosz: “le radici della letteratura polacca sono indubbiamente mediterranee, e per vari secoli i suoi autori erano bilingui, e si servivano sia del latino sia del polacco. I loro numerosi viaggi in Italia li spingevano anche a cercare modelli italiani”. Qualcosa che si è inscritto nel suo DNA e che quindi ne caratterizza lo stile.

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FOTOGRAFIA © VILNIUS UNIVERSITY

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LA FRASE DEL GIORNO
Nell’essenza stessa della poesia c’è qualcosa di indecente: sorge da noi qualcosa che non sapevamo ci fosse, sbattiamo quindi gli occhi come se fosse balzata fuori una tigre, ferma nella luce, sferzando la coda sui fianchi. Perciò giustamente si dice che la poesia è dettata da un daimon, /benché sia esagerato sostenere che debba trattarsi di un angelo…
CZESŁAW MILOSZ

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