martedì 1 aprile 2014

Aprile: due poesie

 

Dopo il risveglio di primavera, aprile è già il tempo del rigoglio, della vita che si allarga per i nuovi prati e i nuovi campi. Non meraviglia allora che Mario Luzi (1914-2005) si trovi a meditare sull’esistenza e sulla morte – del resto il citatissimo “Aprile il più crudele dei mesi” di Thomas Stearns Eliot verte in fondo sullo stesso tema, che ritorna anche nella seconda poesia che ho scelto, del poeta veneto Andrea Zanzotto (1921-2011).

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MARIO LUZImario_luzi

APRILE-AMORE

Il pensiero della morte m’accompagna
tra i due muri di questa via che sale
e pena lungo i suoi tornanti. Il freddo
di primavera irrita i colori,
stranisce l’erba, il glicine, fa aspra
la selce; sotto cappe ed impermeabili
punge le mani secche, mette un brivido.

Tempo che soffre e fa soffrire, tempo
che in un turbine chiaro porta fiori
misti a crudeli apparizioni, e ognuna
mentre ti chiedi che cos’è sparisce
rapida nella polvere e nel vento.

Il cammino è per luoghi noti
se non che fatti irreali
prefigurano l’esilio e la morte.
Tu che sei, io che sono divenuto
che m’aggiro in così ventoso spazio,
uomo dietro una traccia fine e debole!

È incredibile ch’io ti cerchi in questo
o in altro luogo della terra dove
è molto se possiamo riconoscerci.
Ma è ancora un’età, la mia,
che s’aspetta dagli altri
quello che è in noi oppure non esiste.

L’amore aiuta a vivere, a durare,
l’amore annulla e dà principio. E quando
chi soffre o langue spera, se anche spera,
che un soccorso s’annunci di lontano,
è in lui, un soffio basta a suscitarlo.
Questo ho imparato e dimenticato mille volte,
ora da te mi torna fatto chiaro,
ora prende vivezza e verità.

La mia pena è durare oltre quest’attimo.

(da Primizie del deserto, 1952)

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ANDREA ZANZOTTO240px-Andrea_Zanzotto

NON HO PIÙ ODIO PER L’APRILE

Non ho più odio per l'aprile
per gli aprili lontani in cui
come nel fondo di bambage d'averno
e di dati stillati da inessenza
ad ogni sofferenza risuggevo un pur volatile
volubile senso
Non ho più odio per le sepolture
in cui sprofondai nei miei giovani
freddissimi aprili. Ora accolgo
sulle ultime svolte del grigio nel grigio
leccato qua e là da rosa e bianco e simili
e dal giallo di maledizioni-forsizie
- allora non c'erano quelle bestiole biliose -
ora, mi ripeto mi riprendo-avvolto
in tanti stracci come un fante
mi rannicchio nel seno più lasso d'aprile
mi tralascio spaventi e sagre, a lato, alle spalle
nel sopore, che null'altro è più
di sopore, mi tollero e tollero le avventure horror
gli eventi strabici d'aprile.
E in asso per un istante lascio ogni me stesso.

(da Conglomerati, 2009)

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Through-the-Country-Fields-Oil-Painting

DARKO TOPALSKI, “THROUGH THE COUNTRY FIELDS”

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LA FRASE DEL GIORNO
In quest'ora del tempo / il vecchio mondo, come il vecchio Adamo, / ha un cuore giovanetto: / quel suo cuore (o Leopardi!) d'una volta.
DIEGO VALERI, Calle del vento

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