mercoledì 5 marzo 2014

Troppe ceneri

 

VITTORIO SERENI

LE CENERI

Che aspetto io qui girandomi per casa,
che s'alzi un qualche vento
di novità a muovermi la penna
e m'apra una speranza.

Nasce invece una pena senza pianto
né oggetto, che una luce
per sé di verità da sé presume
- e appena è un bianco giorno e mite di fine inverno.

Che spero io più smarrito tra le cose.
Troppe ceneri sparge attorno a sé la noia,
la gioia quando c'è basta a sé sola.

(da Gli strumenti umani, 1965)

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Vittorio Sereni (1913-1983) è molto amaro in questa poesia scritta in occasione di un mercoledì delle Ceneri: credeva che gli anni della guerra, della prigionia fossero i più duri e difficili della sua vita, pensava di averli messi alle spalle per sempre. Invece, nel dopoguerra, ecco un nuovo crollo delle illusioni, la constatazione che il mondo uscito dal conflitto e dalle devastazioni non è quello che sperava: la politica lo delude, la modificazione della società in capitalista e consumistica lo fa sentire tradito. Le Ceneri della solennità religiosa diventano ceneri di un universo che si insinuano a bloccare l’ingranaggio del presente.

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edward-hopper

EDWARD HOPPER, “OFFICE IN A SMALL CITY”

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LA FRASE DEL GIORNO
Ciò che è più amaro, nel dolore di oggi, è il ricordo della gioia di ieri.
KALHIL GIBRAN, Sabbia e spuma

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