lunedì 13 gennaio 2014

Tenui ombre impallidite

 

ALDO CAPASSO180px-Capasso

STUPORE, PERCHÉ MAI…

Fui sempre, come ora, adolescente
ambiguo; turbamento di mestizie
musicali, – erbe che una notte indugi
a blandire e confondere…
Il giovinetto amava
centellinarti, amara sera e dolce,
presso ruine
tacite e bianche.
Ma un frùscio nel sentiero,
di foglia o di fanciulla,
nel cuore sobbalzante
insinuava un sogno
di gettarsi – di darsi
in regalo per nulla.

Tenui ombre impallidite
oscillano nel luogo
deserto e qualche fiore ne sospira.
I ricordi mi tangono; il passato
abita qui ancora; il luogo intorno
compone un regno pieno di bisbigli…

.

Ah, la gioventù! I suoi turbamenti e la volubilità dei sentimenti, le timidezze e le sfacciataggini. Chi non ricorda gli errori commessi per inesperienza o per quell’ebbrezza che sembra innata in quell’età dorata? Il poeta veneziano Aldo Capasso (1909-1997) racconta con il suo “realismo lirico” un po’ aulico e datato il ricordo di quegli anni, apparso come un fantasma in uno dei luoghi che frequentava da adolescente.

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DAVID LORENZ WINSTON, “PAST DREAMS”

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LA FRASE DEL GIORNO
La giovinezza è un'orribile età che apprezziamo soltanto nel momento in cui la rimpiangiamo
.
ANTONIO AMURRI, Qui lo dico e qui  lo nego

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