lunedì 27 gennaio 2014

Scarpette rosse

 

JOYCE LUSSUJoyce_Lussu

C’È UN PAIO DI SCARPETTE ROSSE

C'è un paio di scarpette rosse
numero ventiquattro
quasi nuove:
sulla suola interna si vede ancora la marca di fabbrica
Schulze Monaco
c'è un paio di scarpette rosse
in cima a un mucchio di scarpette infantili
a Buchenwald
più in là c'è un mucchio di riccioli biondi
di ciocche nere e castane
a Buchenwald
servivano a far coperte per i soldati
non si sprecava nulla
e i bimbi li spogliavano e li radevano
prima di spingerli nelle camere a gas
c'è un paio di scarpette rosse
di scarpette rosse per la domenica
a Buchenwald
erano di un bimbo di tre anni
forse di tre anni e mezzo
chi sa di che colore erano gli occhi
bruciati nei forni
ma il suo pianto lo possiamo immaginare
si sa come piangono i bambini
anche i suoi piedini
li possiamo immaginare
scarpa numero ventiquattro
per l'eternità
perché i piedini dei bambini morti non crescono
c'è un paio di scarpette rosse
a Buchenwald
quasi nuove
perché i piedini dei bambini morti
non consumano le suole...

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È superfluo ogni commento a questa poesia di Joyce Lussu (1912-1998), scrittrice italiana, che ho scelto quest’anno per la Giornata della Memoria. È l’orrore stesso della descrizione a parlare, a denunciare l’inimmaginabile che la “bestia umana” è capace di compiere. La mano levata sui bambini è un surplus a quello sterminio posto in essere scientemente e scientificamente dai nazisti. Quelle scarpette rosse si aggiungono alle “pile di occhiali / montagne di scarpe” che il poeta sudcoreano Ko Un vide e raccontò visitando il campo di Auschwitz. “Sulla via del ritorno / ognuno fissava fuori dal finestrino in direzione diversa” dice Ko Un. Il suo sgomento, quello di Joyce Lussu, devono restare e essere tramandati perché, come scrisse lo storico americano George Santayana, con una massima che mi piace citare spesso: “Coloro che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo”.

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Auschwitz 1, Polonia - Il primo campo di concentramento costruito dalla Germania nazista dove eseguirono i primi esperimenti con lo Zyklon B per uccidere i detenuti, dove uccisero il primo trasporto di Ebrei, dove condussero i primi esperimenti criminali sui prigionieri, dove vennero eseguite la maggior parte delle fucilazioni, dove era situata la prigione principale del Blocco 11 e l'ufficio del comandante -<br />In foto le scarpe.<br />Newfotosud Sergio Siano

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LA FRASE DEL GIORNO
Volevano ad ogni costo uccidere l'ultimo ebreo sul pianeta. Oggi ci si potrebbe chiedere: perché la memoria, perché ricordare, perché infliggere un dolore tale? In fondo per i morti è tardi ma per i vivi no. Se non si può annullare il tormento, si può invece sperare, riflettere, prendere coscienza.
ELIE WIESEL, La Repubblica, 27 gennaio 2010

2 commenti:

Paolo ha detto...

l'ho pubblicata anche io gli anni scorsi. Oggi ne pubblico una mia. Anche più amara...

DR ha detto...

Visto: e apprezzato, Paolo

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