lunedì 6 gennaio 2014

Centenario di Vittorio Bodini

 

Vittorio Bodini nacque a Bari il 6 gennaio 1914 e morì a Roma il 19 dicembre 1970.  Mercante d’antiquariato, si trasferì nel primo dopoguerra a Madrid, dove fu lettore d’italiano e dove soprattutto studiò la lingua castigliana avvicinandosi ai surrealisti spagnoli, che tradusse e fece conoscere in Italia. Fu in quel periodo che, oltre a tradurre il Don Chisciotte, il teatro di Lorca e le poesie di Salinas, iniziò a pubblicare le sue poesie: una testimonianza viva e dolente della condizione del Sud, espressa molto spesso con un realismo messo in risalto da uno stile nudo e vigoroso capace però di cogliere l’umanità e il senso della sua terra.

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Bodini

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da LA LUNA DEI BORBONI E ALTRE POESIE, 1962

L’ALLODOLA E LA LUNA

L'allodola e la luna sole nel cielo:
lei sorta appena e il passero spaurito
dal pino nero e i silenziosi spari
dei finti cacciatori in mezzo al grano nascente.
Nessuno l'attendeva. Nessuno attende.
Volava di traverso con tutto il cielo in gola.
Sotto di lei crollavano i papaveri,
un'ombra cancellava coi grossi pollici
il dolce vino e il viola del tramonto.
 
In una stanza in fondo, la memoria,
lasciata ai suoi più torbidi solitari,
di te non s'informava, fine d'un grande giorno:
giorno da meditare
davanti a una finestra, col silenzio alle spalle.

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FINIBUSTERRAE

Vorrei essere fieno sul finire del giorno
portato alla deriva
fra campi di tabacco e ulivi, su un carro
che arriva in un paese dopo il tramonto
in un’aria di gomma scura.
Angeli pterodattili sorvolano
quello stretto cunicolo in cui il giorno
vacilla: è un’ora
che è peggio solo morire, e sola luce
è accesa in piazza una sala da barba.
Il fanale d’un camion,
scopa d’apocalisse, va scoprendo
crolli di donne in fuga
nel vano delle porte e tornerà
il bianco per un attimo a brillare
della calce, regina arsa e concreta
in questi umili luoghi dove termini, Italia, in poca rissa
d’acque ai piedi d’un faro.
È qui che i salentini dopo morti
fanno ritorno
col cappello in testa.

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da METAMOR, 1967

DACCAPO?

Alle radici dei gesti
dove amare significa
imbeccare risposte a un passero giallo
chi ti cercò con l'anima
non ti trovò che con gli occhi.
La laguna interiore
insabbiata in accuse
proposizioni vertigini soavi sassi
aveva sogni circondati di vuoto
manifesti gialli
sui quali si leggeva comodamente
che tutto avrebbe potuto
ricominciare daccapo.
Gli occhi d'oro del sole
sequestravano nell'aria
un colore di ponti levatoi.
Persuadeva i tuoi seni di mercurio
l'incerta ubiquità
del pube a filo dell'acqua.

(1965)

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da ZETA, 1969

ANTIPOETICA

Un tempo il verso d'avvio
cadeva direttamente dalle ginocchia di Giove
bastava riconoscerlo e seguitare
elaborare trascegliere il reale o se stessi
non già questo sporcarsi e intridersi
questa mano accusativa
che non salva e non placa
che lascia tutto come sta.

(19 giugno 1968)

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LA PASSEGGIATA DEL POETA

Il poeta passeggia fra i seni altrui
fra lune altrui
ed intanto si interroga sulla propria
statura d'uomo.
Girano delicatamente
piccoli e grandi emisferi
ma non sanno svelargli
quale delitto lo apparenti
al rosso dell'occaso o all'aurora del bosco.

(1969)

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LA FRASE DEL GIORNO
Conosco appena le mani, / le scarpe che metto ai piedi. / Conosco il giorno e la notte / e i terrori del vento. / Ma gli anni? Dove son gli anni, / e tutti i libri che ho letto?
VITTORIO BODINI, Metamor

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