lunedì 21 ottobre 2013

L’antico sogno azzurro

 

JAIME LABASTIDALabastida

LA REALTÀ E IL SOGNO

Un forte turbamento domina le mie parole.
Per me, tu sei sempre una ragazza.
Dentro me, ospito un nido di fantasmi,
un letto di cicale, quasi un cielo infantile.

Toccandoti i seni, giocavamo a essere bambini.
Ridi. Sfioro appena le tue palpebre.
Mi guardi innocente.

Ti bacio la bocca e il tuo mistero si spalanca,
avido di abbracci.
Il mio corpo si apre a croce.
Le nostre mani si stringono.
Il tuo cuore palpitante sfoglia i miei battiti.
Dicono sia questo la felicità.

Io ti stringo,
ti stringo.
Siamo due animali confusi,
crocifissi l’uno nelle braccia dell’altra.

L’antico sogno azzurro si infrange.
C’è qui la vita, bella e difficile.

(da El descenso, 1960)

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La solita dicotomia tra sogno e realtà, quella che a Edgar Allan Poe fece dire: che “Tutto quel che vediamo o sembriamo / È un sogno in un sogno soltanto” e ancora “Fui felice allora – benché solo in un sogno. / Fui felice allora – e ora m’è caro indugiarvi”. Ecco, anche il poeta messicano Jaime Labastida (Los Mochis, 1939) indugia in questo sogno-memoria che è un territorio perduto ormai mentre attraversa le lande aride e selvagge della vita reale.

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Sogno

ALICE X. ZHANG, “STOOD BENEATH AN ORANGE SKY”

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LA FRASE DEL GIORNO
Vorticosa esistenza dell’uomo / nella pupilla verticale del sogno / smemorato nell’eterna veglia.

RAFAEL HILARIO MEDINA

1 commento:

Vania ha detto...

...parole intrecciate come capelli di ragazza... con gran cura.
..mi piace la foto che hai aggiunto al post..delicata/soft.

ciaoo Vania:)

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