martedì 17 settembre 2013

E le pareti dell’albergo

 

TOMAS TRANSTRÖMER

LA COPPIA

Spengono la luce ma la sua bianca campana di vetro
Riluce ancora un istante prima di svanire del tutto
Come una pastiglia in un bicchiere di oscurità. Poi si alza.
E le pareti dell’albergo si slanciano nel buio del cielo.

I movimenti dell’amore si esauriscono e loro dormono
Ma i pensieri più segreti si incontrano
Come quando due colori si fondono
Sulla carta umida del disegno di un bimbo.

Buio e silenzio. Ma la città stanotte si è avvicinata.
Con le finestre spente. Sono giunte le case.
Stanno molto vicine nell’attesa affollata,
Di gente dal volto inespressivo.

(da I semilavorati del cielo, 1962 - Traduzione di Franco Buffoni)

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Quando l’Accademia Reale assegnò il Nobel al poeta svedese Tomas Tranströmer (Stoccolma, 1931) lo motivò con la sua capacità di offrire un nuovo accesso alla realtà grazie all’uso di “immagini condensate e translucide”: che cosa volessero significare lo si può intuire da questa poesia in cui protagonista non è tanto una coppia che fa l’amore in una camera d’albergo ma le case che – metafisicamente – si spostano, la luce di una lampadina che si scioglie come un’aspirina nel buio, i colori che si mischiano come se fossero stesi su un foglio dalla mano incerta di un bambino.

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Night

EDWARD HOPPER, “NIGHT WINDOWS”

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LA FRASE DEL GIORNO
Io ho una relazione di amore intenso con il sogno. Vado a dormire come a una festa. Il risveglio è quasi sempre una disillusione
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TOMAS TRANSTRÖMER

2 commenti:

Vania ha detto...

...che "invitante",emozionante questo sguardo.

ciaoo Vania:)

DR ha detto...

uno sguardo che va al di là del reale, cosa che comunque fa ogni poesia

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