martedì 10 settembre 2013

Alberto Bevilacqua

 

Dopo una lunga malattia, si è spento ieri nella clinica Villa Mafalda di Roma lo scrittore e regista Alberto Bevilacqua. Era nato a Parma nel 1934 ed è noto soprattutto per i suoi romanzi, La califfa in particolare, di cui curò anche la trasposizione cinematografica. Ma  era anche poeta, autore di ben quattordici raccolte, capace di stregare con il suo dire sanguigno e carnale il grande Jorge Luis Borges: “nella poesia di Bevilacqua è espressa con forza la manifestazione massima del mistero dell’uomo: il potere e l’attesa di essere stupiti”. È una poesia che dialoga – con la madre, con le donne, con gli amici – ma spesso diventa anche indagine su se stesso per trovare se non delle risposte, almeno degli spiragli, dei barbagli di verità che scintillino nei lati più oscuri del reale.

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Bevilacqua

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DETTAGLI A SANGUE

Di tanto amarti perduto
non resterà che questo:
il ricordare a strappi come ci si leva
una benda per rabbia da una ferita
fresca
solo frammenti, dettagli a sangue, o svolte
fulminee,
il senso del dolore prima che il dolore esulti:
il poco, il breve
che non sapevamo vivendoli capaci d'immenso.

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SIMILITUDINE A DUE

…hai la bellezza della farfalla che muore
sulla rovente lampada tenuta accesa
da un uomo insonne fino al giorno:
bruciata impronta del confine
fra il grande sogno e la notte breve.
Bellezza, un senso del nulla,
il solo forse,
che percepisce il mondo
che ci scruta dal fondo del suo specchio
dove riflette solo chi ci manca

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DOPPIO SOGNO

Qual è il sogno? Il mio che guardo
me stesso nello specchio e non mi penso
o il tuo, che senza avermi,
m’hai pensato, lo so, tutta la notte?

Qual è il sogno? La fame
che ti porti delle mie parole
tutte avendole udite, o sazietà
che io ne ho senza avermi
dato ascolto neppure un istante?

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L’AMICA LASCIATA

…sono le prime luci
nei cortili delle caserme,
il mondo appena inizia
a conversare con le sue frasi fatte;
ci fu qualcosa fra noi
sconosciuto e tenero in silenzio
che forse il clamore
ha impedito o l’averne
parlato a voce troppo alta…
Dimenticarsi a forza è impossibile,
amica lasciata, bisogna
pensarsi lungamente finché
il pensiero non prenda quella stanchezza
che anche la vita, mentre non sai, consuma

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SISTEMALO IL CUSCINO UN PO’ MEGLIO…

- quando mi aggiusto nel tuo letto
e non so se chiamarla
angoscia che tira il fiato
pastosa del tuo blu nel piumino,
sistemalo il cuscino un po’ meglio:
io non voglio nient’altro, nemmeno
Dio. Voglio essere lasciato
al suono che sarò domani.

al mio anticipato scricchiolio
d’ossa con cui mi aggiusterò sotto i rami
di qualche albero che mi terrà
ignorato alla sua ombra,
oppure
che ombre non darà. Non importa.

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Altre poesie di Alberto Bevilacqua sul Canto delle Sirene:

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LA FRASE DEL GIORNO
Anima amante mia per sbaglio / segnata / come una data / in un estraneo Anno Domini: / io ti ho, forse, / perché ho tutto quello / che non dovrei avere per averti.
ALBERTO BEVILACQUA

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