lunedì 26 agosto 2013

Mattine ancorate come barche

 

EUGENIO MONTALE

SUL MURO GRAFITO

Sul muro grafito
che adombra i sedili rari
l'arco del cielo appare
finito.

Chi si ricorda più del fuoco ch’arse
impetuoso
nelle vene del mondo; in un riposo
freddo le forme, opache, sono sparse.

Rivedrò domani le banchine
se la muraglia e l’usata strada
nel futuro che s’apre le mattine
sono ancorate come barche in rada.

(da Ossi di seppia, 1925)

.

Il muro è un tema importante nella poetica di Eugenio Montale (1896-1981): in Meriggiare pallido e assorto il Premio Nobel genovese scrive di “sentire con triste meraviglia/ com’è tutta la vita e il suo travaglio / in questo seguitare una muraglia / che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia”. Qualche poesia più in là, qualche passo più avanti negli Ossi di seppia c’è ancora questo muro grafito a limitare il cielo – un’altra immagine per quell’«oltre» che è impedito al poeta e che rimane al di là come “il palpitare lontano di scaglie di mare” della poesia citata. La consolazione – o la condanna, dipende dai punti di vista – è nella quartina finale, in quel futuro di mattine ancorate come barche.

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plein-air-harbor-jay-johnson

JAY JOHNSON, “PLEIN AIR HARBOR”

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LA FRASE DEL GIORNO
Forse la cosa migliore del futuro è che arriva solo un giorno alla volta
.
DEAN ACHESON

4 commenti:

Rosanna Bazzano ha detto...

E un giorno alla volta va bene...
Ciao :)

DR ha detto...

carpe diem :-)

Vania ha detto...

..direi anche..metaforicamente...matite grigie e colorate da consumare.:)

ciaoo Vania:)

DR ha detto...

matite che si consumano, bella metafora... naturalmente per artisti o per chi ha bambini

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