giovedì 11 luglio 2013

La dolcezza del mondo

 

DIEGO VALERI60

ANACREONTICA

Splende la prugna dentro la frasca,
e l’aurora sopra il monte.
La ragazza ha le braccia bionde
immerse nel cielo della vasca.

L’albero bruno è una gallina
che si gonfia con tutte le penne.
La ragazza i panni distende,
scopre il petto quando si china.

Il monte è un pane sfornato or ora,
caldo, odoroso di grano e sale.
La ragazza si toglie il grembiale,
ed è tutta color dell’aurora.

C’è qualcuno che ride piano:
forse è il ruscello, forse son io.
Essa fugge, e mi dice addio
agitando la piccola mano.

Povero vecchio vagabondo,
scuoto il ramo, la prugna raccatto;
mordo, e mi sento nel sangue matto
tutta entrar la dolcezza del mondo.

(da Terzo tempo, Mondadori, 1950)

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Una ragazza di campagna, che stende i panni e si lava ad uno di quegli antichi lavatoi che sono ormai scomparsi e rimangono come testimonianza di un passato perduto nell’arredo urbano dei paesi di provincia. Diego Valeri (1887-1976), il “vecchio vagabondo” che la sorprende in un’alba d’estate, pesca a piene mani il ricordo di Anacreonte, l’autore greco del VI secolo avanti Cristo: è la stessa tristezza di vecchio, la stessa consapevolezza dell’invincibilità del tempo e dell’amore; Valeri ci aggiunge il suo marchio di fabbrica: la fusione tra paesaggio e sentimento.

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CAMILLE PISSARRO, “JEUNE FILLE SE LAVANT LES PIEDS”

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LA FRASE DEL GIORNO
Vecchiaia. È quel momento della vita in cui si chiude un occhio sui vizi che ci si può ancora concedere e si scagliano fulmini su quelli che non si è più in grado di commettere.
AMBROSE BIERCE, Dizionario del diavolo

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