giovedì 27 giugno 2013

Un sassofono rauco

 

CESARE PAVESEcesare_pavese_1

A SOLO, DI SAXOFONO

  Fragorosa sul viale
ecco a un tratto l'orchestra si spegne.
  Sull’orchestra in sordina,
canta spiegato un saxofono rauco.

  Fin la folla si arresta.
Le case indifferenti
gràvano il cielo intorno.

  Vibra la voce barbara.

Ecco che la mia vita
s’è frantumata a terra come un vetro.
La stanchezza che prima la reggeva
è scomparsa nel vortice del suono.
Resta l’anima inutile.
  E le note si afferrano più acute
nell’aria, contorcendosi.

  È la mia voce stessa
che echeggia questa notte.
Nell’anima smarrita
canta alto, altissimo la solitudine
una canzone ubriaca della vita.
La stanchezza fuggita,
non vivo per un attimo che all’urlo
modulato, esultante.
  Tutta l’anima mia
rabbrividisce e trema e s’abbandona
al saxofono rauco.
È una donna in balìa
di un amante, una foglia
dentro il vento, un miracolo,
una musica anch’essa.

  Rapido, troppo rapido l’istante.
La voce sovrumana,
barbara di dolcezza solitaria,
che a sollevarmi il capo,
come un amico, impazziva di gioia,
è scomparsa nel gorgo del frastuono.
  Da ogni parte riscoppiano i fragori
sprizzando nelle luci.

  Io torno a camminare solitario
e quasi m'abbandono.
Dal cielo pesano le case enormi.
E i passanti mi guardano, con occhi
come vuote finestre.

[26 maggio - 5 giugno 1929]

(da Blues della grande città, in Le poesie, Einaudi, 1998)

.

“Innumerevoli tentativi hanno preceduto I mari del Sud, cui l’esperienza concomitante di una prosa narrativa, o soltanto discorsiva, toglieva ogni gioia di realizzazione e rivelava nella loro disperante banalità”: è lo stesso Cesare Pavese (1908-1950) a stroncare la propria opera poetica, quella scritta prima di Lavorare stanca. Ma, sebbene con i loro limiti, queste poesie rivelano il carattere introspettivo e dubbioso, spesso volubile di Pavese, l’incertezza sui propri scritti e sui propri mezzi che lo caratterizzerà fino alla fine - basta leggere il suo diario, Il mestiere di vivere, per rendersene conto. “Perché tutto quanto ho fatto finora è da ricominciare e così sarà per tutta la mia vita” scriveva nel dicembre 1929 a Ponina Tallone. Una vita come quella raccontata in questa poesia, la sorpresa di istanti felici in una strada di solitudine.

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saxophonist-leonid-afremov

LEONID AFREMOV, “SAXOPHONIST”

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia, se mai, mi ha insegnato a dominarmi, a raccogliermi, a veder chiaro; la poesia mi ha reso, nel più pratico dei sensi.
CESARE PAVESE, Il mestiere di vivere, 20 aprile 1936

1 commento:

Vania ha detto...

..la poesia.."raccoglie attimi".

..la frase del giorno ..mi piace...un "bugiardino" del farmaco poesia.:))

ciao Vania:)

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