domenica 24 marzo 2013

Un ramoscello d’ulivo

 

MARINO MORETTI220px-Marino_Moretti

LA DOMENICA DELLE PALME

Chinar la testa che vale?
E che val nova fermezza?
Io sento in me la stanchezza
del giorno domenicale,

mentre la madre mia buona
entra con passo furtivo
nella mia stanza e mi dona
un ramoscello d'ulivo...

E se'n va. Tutto quello
ch'ella vuol dirmi lo dice
a questo suo ramoscello
che adornerà una cornice:

adornerà la cornice
dorata a capo del letto
l'ulivo ch'è benedetto,
l'ulivo che benedice;

porterà pace e abbondanza
nelle casette più sole,
rallegrerà un po' la stanza
dell'infermo, senza sole,

ricorderà poi con tanta
fede l'ingresso solenne
di Cristo a Gerusalemme
nella domenica santa!...

Ulivo, e a me che dirai?
Le stesse cose anche tu?
se una parola: giammai,
se due parole: mai più?

Nulla tu doni al mio cuore
che lo consoli un istante,
ed il mio sguardo tremante
non vede in te che un colore:

il color triste di tutto
il mondo che non à sole
e piange tacito e vuole
vestirsi di mezzo lutto;

il colore della noia
e dei fiori di bugia,
il colore della mia
giovinezza senza gioia;

il colore del passato
che ritorna ben vestito,
il color dell'infinito
e di ciò che non è stato;

il color triste dell'ore
così lente a venir giù
dai lor numeri, il colore
che non è colore più.

(da Poesie scritte col lapis, 1910)

.

Questa poesia di Marino Moretti (1885-1979) è assolutamente emblematica di cosa significhi essere un Crepuscolare: fuori c’è il sole, c’è la primavera che finalmente esplode con tutti i suoi colori e i suoi profumi, c’è la festa per la Domenica delle Palme, la processione con i rami d’ulivo benedetto; e invece il poeta resta chiuso nella sua stanza a coccolare il suo compianto, a crogiolarsi in un vano rimpianto per qualcosa che non tornerà mai più, a titillare il suo mal de vivre, l’atteggiamento esistenziale. Quando la madre gli reca quel ramoscello d’ulivo, egli lo prende per cortesia filiale e lo poserà poi sulla cornice di un quadro – probabilmente a soggetto religioso – ma non come simbolo di gioia o di fede, piuttosto come emblema di quella totale tristezza, divenuta un venefico liquido amniotico in cui vivere sospesi.

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ulivo

FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA

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LA FRASE DEL GIORNO
Presso un'arola o in mezzo d'una strada / nessun desio si fa più vivo in me; / triste son io, triste son io, perché / la tristezza è il mio pane e la mia piada
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MARINO MORETTI, Poesie scritte col lapis

2 commenti:

Vania ha detto...

...molto articolata questa poesia...le simbologie ognuno le interpreta a "suo modo".

..mi piace molto:adornerà la cornice
dorata a capo del letto
l'ulivo ch'è benedetto,
l'ulivo che benedice;

ciaoo Vania:)

DR ha detto...

si, Vania, ma come è triste Marino Moretti!

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