martedì 26 marzo 2013

Quello ch’è stato

 

DIEGO VALERIValeri

IL FIUME

Il fiume che si svena alla sua foce,
la sera che s’incenera e si sfa
nella tenebra morta, il fil di voce
del vento tra la viscida erba... Cuore,
quello ch’è stato d’amore e dolore
più non sarà.

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Scriveva in Intermezzo il critico Giacomo Debenedetti, parlando a proposito del poeta Diego Valeri (1887-1976): “I veneziani hanno la frase «dai copi in zo», dai tetti in giù: per esprimere bonariamente quello che in forma più solenne si chiama il dominio del finito, del discreto: insomma, dell’accessibile a noi, gente di questa terra. (…) Valeri è riuscito «dai copi in zo» ad accreditare il territorio delle sue esplorazioni e scoperte liriche. E a persuaderci che anche in questo territorio, c’è un ragguardevole spazio di poesia”. Concordo: Valeri stringe un’alleanza con la vita, la interpreta con serena accettazione, ne coglie gli aspetti che questa sua finitudine lascia talora filtrare con il tramite degli elementi naturali, come in questa sera alla foce di un fiume dove il cuore prende coscienza della naturalezza del vivere.

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MOD290692014  01

CLAUDE MONET, “CHARING CROSS BRIDGE, IL TAMIGI”

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LA FRASE DEL GIORNO
Tu vedi: è stolto temere la morte / se, vivendo, ogni istante si muore
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DIEGO VALERI, Calle del vento

2 commenti:

Vania ha detto...

..un patto....un patto di Vita...qualunque essa sia.

..com'era...si snoda il fiume come un serpente....qui la vita...con precipizi, acqua stagnante...acqua viva.:)

ciaoo Vania:)

DR ha detto...

bellissimo commento, Vania, quasi una poesia :-)

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