giovedì 7 febbraio 2013

Dove l’erba non è come qui

 

ATTILIO BERTOLUCCI220px-Attilio_Bertolucci

L’ERBA

Io voglio tornare a vivere dove l'erba
non è come qui puro ornamento, gioia degli occhi
che dura l'anno intero.
Di questi giorni misera si consola
d'un sole fugacissimo, e a quella
spera ingannevole, a quel breve calore
ride un poco tremando. Ma già
l'aria abbuia, chi è in cammino s'affretta,
cerca con gli occhi riverberi di fuochi e di lampade:
presto nevica, sarà tutto finito ancora una volta.

(da Viaggio d’inverno, Garzanti, 1971)

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L’erba delle aiuole, degli spartitraffico, l’erba di città – è quella che vede il poeta Attilio Bertolucci (1911-2000) negli Anni ‘60, quando vive a Roma e prova nostalgia della terra natia, di Parma, di Casarola, del Cinghio – “Nessuno di voi, nessuno che venga dal Nord / mi porta notizie di casa, / le ultime, come fosse il tempo / a Parma, prima che il treno partisse?” si chiede in un’altra poesia di Viaggio d’inverno. L’erba che sogna è quella dell’Oltretorrente, dell’Appennino, della capanna indiana protagonista del poemetto del 1951: l’erba d’inverno che secca e impoverisce e trema sotto la neve aspettando primavera. Bertolucci però sa bene che quell’illusorio sogno di fine inverno dona speranze di primavera ma poi cade riportando il freddo delle notti: la medesima illusione che gli procura pensare ai suoi luoghi, calore effimero che presto svanisce.

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Riverbank

FAITH TE, “RIVERBANK”

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LA FRASE DEL GIORNO
La memoria è una strada che si perde / e si ritrova dopo un’ansia breve.
ATTILIO BERTOLUCCI, La capanna indiana

1 commento:

Vania ha detto...

...presto finisce..ma lungo è il ricordo.


...la poesia...la trovo molto serena...e "matura".

ciaoo Vania:)

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