venerdì 21 dicembre 2012

La fine del mondo


DINO BUZZATI

UNA FINE DEL MONDO

La città dove arrivai era stranamente simile a Milano, si può dire anzi che era identica. Uguali i palazzi, i nomi delle strade, le case, i negozi, le edicole dei giornali, le fermate del tram, perfino i buchi e le cunette nell'asfalto. Anche il dialetto era lo stesso. Solo che gli abitanti erano tutti diversi. Ma giunsi in un brutto giorno. La città era emozionatissima perché avevano annunciato la fine del mondo. La gente fuggiva in campagna. Infatti si pensava che la catastrofe avrebbe colpito per prima la città. Non diluvio, o fuoco, o terremoto. Piuttosto qualcosa come la bomba atomica. Io però non ci credevo e rimasi. L'apocalisse era attesa per mezzogiorno. A mezzogiorno (era una giornata limpida di sole, né calda né fredda) si udirono a brevi intervalli tre forti esplosioni. Guardai dalla finestra verso lo sterminato panorama di tetti (vedevo nettissimo il grattacielo di piazza Cavour). Proprio in quella direzione una specie di colonna scura e compatta di fumo si sollevava verticalmente al cielo. Ma non era fumo. Era una specie di torre a costruzioni sovrapposte, con mensole e tetti che sporgevano. Lo spaventoso edificio cresceva cresceva, pencolando un po' sghembo, sarà stato alto almeno 250 metri. Contemporaneamente altre di quelle torri prorompevano dal piatto schieramento delle case con una forza demoniaca. Il cielo intanto si copriva, la luce del sole dileguò, già scendeva la sera. Quei sinistri pinnacoli dominavano la città come una maledizione. Ben presto fu notte. Allora, dietro ai rami del platano, vidi quattro cinque minuscole lune, grandi come un bottone da paltò. Più a destra altre ancora. Poi se ne levò dall'orizzonte una immensa, tonda e illuminata da una luce azzurrina; aveva un diametro almeno quattro volte la luna usuale. Si vedevano benissimo i crateri, specialmente uno. L'estrema vicinanza le dava espressione oscena. La gente guardava sgomenta quel cielo da cataclismi universali. Il mondo finito non era, però doveva essere successo qualcosa di terribile. Giù nella via, al lume di un lampione, tre bambine sui dieci anni giocavano a "settimana" saltando su un piede solo, attente a non toccare i contorni Iella figura geometrica disegnata col gesso sul marciapiedi.

(da In quel preciso momento, Mondadori, 1963)

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Eh già, ci siamo… Sembra che uno degli sport umani più praticati sia quello di gridare ai quattro venti la fine del mondo: lo fu anche negli anni ‘50 e ‘60, se è vero che Dino Buzzati (1906-1972) ha dedicato più di un articolo o racconto a episodi simili. Ogni tanto salta fuori un profeta di minore o maggiore rilevanza ad assicurare che il mondo finirà il tal giorno alla tal ora: secondo i Maya, per chi ancora non lo sapesse – ma non vedo come – oggi 21 dicembre 2012 alle 12.11 italiane (le 11.11 sul meridiano di Greenwich). Se leggete questo post nel pomeriggio, fregatevene e gustate la bella prosa di Dino Buzzati: e se vi trovate qualche analogia con le lune di 1Q84 di Murakami, ricordatevi che nel caso è il giapponese ad aver copiato il genio bellunese. Se lo leggete prima, magari fate ancora in tempo a spaventarvi, oppure potete concludere con un’alzata di spalle, che poi è il finale del breve apologo di Buzzati: il mondo finirà, bene, dopo però torniamo a giocare…

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DINO BUZZATI, LA RAGAZZA CHE PRECIPITA”, 1962

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LA FRASE DEL GIORNO
Finché quella donna del Rijksmuseum / nel silenzio dipinto e in raccoglimento / giorno dopo giorno versa / il latte dalla brocca nella scodella, / il Mondo non merita / la fine del mondo.
WISŁAWA SZYMBORSKA, Qui

2 commenti:

Vania ha detto...

..un bel racconto...e "uno" oggi ne avremo da raccontare ai nostri figli...21 dicembre 2012.

ciaoo Vania :)

DR ha detto...

alla prossima "fine del mondo"

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