venerdì 30 novembre 2012

Perché non cantino loro

 

ALEJANDRA PIZARNIK

ANELLI DI CENERE

a Cristina Campo

Sono le mie voci che cantano
affinché non cantino loro,
gli imbavagliati grigi nell’alba,
i vestiti di un uccello devastato nella pioggia.

C’è, nell’attesa,
un rumore di lillà che si rompe.
E c’è, quando arriva il giorno,
una partizione del sole in piccoli soli neri.
E quando è notte, sempre,
una tribù di parole mutilate
cerca asilo nella mia gola,
perché non cantino loro,
i funesti, i padroni del silenzio.

(da Los trabajos y las noches, 1965)

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L’ansia di dire della poetessa argentina Alejandra Pizarnik (1936-1972) è la voce della poesia opposta al cupo clamore dei suoi fantasmi, la luce del verso che tenta di dissipare il buio della disperazione. Da questa lotta incessante che la ossessionò per tutta la sua breve vita – si avvelenò con un’overdose di Seconal a 36 anni – nasce il suo canto, duro e doloroso, come un’ancora di salvezza cui aggrapparsi per non andare a fondo.

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DISEGNO DI M.C. ESCHER

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia non è una strada, è un destino.

ALEJANDRA PIZARNIK, Sur, n. 326, settembre 1970

 

4 commenti:

Vania ha detto...

...grigia poesia....come la cenere....ottima/appropriatissima la foto.

ciaoo Vania:)

apepam ha detto...

è meravigliosa...

DR ha detto...

espressione dell'ansia

apepam ha detto...

C’è, nell'attesa,
un rumore di lillà che si rompe.

E' tutto così... semplice.
Grazie per questa lettura.

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