lunedì 8 ottobre 2012

Le rotte perdute del mare

 

WINÉTT DE ROKHA

IL SOGNO DELLE ALGHE

Nel mio ventaglio di corallo sono dipinte le rotte perdute del mare,
nel mio ventaglio di corallo.

I ricordi che dormono nelle cassapanche di mogano,
pettinano i loro capelli di alghe sottomarine con un pettinino di fumo,
inciso da un folletto giallo
che ha infilato, in ogni dente, un bacio dell’aurora.

Luminosa è la spiaggia e i piedi nudi della luna la ingrossano dolcemente.

Le parole del mare salgono con la marea:
alghe, scogli, gabbiani, faro, barche, spume e onde,
sovrane, femminili e infinite onde!

Il sogno delle alghe, conserva un segreto
scritto in sette perle del colore di una favola blu,
quando le donne entrano nude nella seta dell’oceano
.

(Da Oniromancia, 1943)

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Winétt de Rokha (1892-1951), poetessa cilena nota anche come Juana Inés de la Cruz, “lavorò a un linguaggio poetico assolutamente moderno come intendeva Rimbaud, nuovo in sé, sorto dalla colonna vivente di questo tempo scosso. E nella sua visione drammatica e essenziale delle cose e le loro radici e il loro sangue, arrivò a zone di terra vergine e inesplorata, di insospettata profondità”: così ne tracciava il profilo il figlio Carlos. E possiamo apprezzare da questi versi sospesi in un simbolismo onirico quanto vera sia la sua affermazione: quel mare di spume e di onde, quell’universo dove le cose si scompongono e si ricompongono costruisce una mappa sulla quale cercare quelle “rotte perdute” del primo verso.

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STEPHANIE J. BROWN, “SURF’S UP”

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LA FRASE DEL GIORNO
Ascolto ondeggiare in lontananza / i miei sogni spezzati – vele di un amato vascello perduto
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WINÉTT DE ROKHA, Oniromancia

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