sabato 27 ottobre 2012

Come una strada di guerra

 

GIUSEPPE UNGARETTI

SOLDATO

Sono impoverito
la povertà dei sassi
sui quali mi butto
quando viene il momento
d’aspettare.

Non ho più nulla
da dare
che questa durezza
di vita battuta
come una strada
di guerra.

(da Vita d’un uomo – Tutte le poesie, I Meridiani Mondadori, 1969)

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Questa poco nota poesia di Giuseppe Ungaretti (1888-1970) fa parte delle poesie ritrovate: l’Autore - che, come è noto, durante la Prima Guerra Mondiale scriveva i suoi versi su foglietti di fortuna, cartoline in franchigia, margini di giornali, vecchie lettere e li infilava nel suo tascapane - la inviò come ricordo dal San Michele a Giuseppe Prezzolini “per gratitudine a te e alla tua famiglia” con un biglietto datato 14 agosto 1916. Testimonia ancora una volta l’orrore della guerra, riproducendo l’atmosfera di tante pagine del Porto sepolto e confermando la durezza di quella vita transitoria e sempre in bilico sull’abisso nella quale, per dirla con le parole stesse di Ungaretti “Egli si è maturato uomo in mezzo ad avvenimenti straordinari ai quali non è mai stato estraneo. Senza mai negare la necessità universale della poesia, ha sempre pensato che, per lasciarsi immaginare, l’universale deve attraverso un attivo sentimento storico, accordarsi alla voce singolare del poeta”.

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FOTOGRAFIA DA “LA LETTURA”, ANNO XV, N. 11 – NOVEMBRE 1915

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LA FRASE DEL GIORNO
Quando trovo / in questo mio silenzio / una parola / scavata è nella mia vita / come un abisso
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GIUSEPPE UNGARETTI, L’Allegria

5 commenti:

Paolo ha detto...

Nessuno come lui. Buffo averli chiamati poeti " ermetici"...Più chiaro di così...

Vania ha detto...

...una "grigia" poesia..che esprime molti "colori".

ciao Vania

DR ha detto...

Vero, per niente oscuro. E ogni parola spalanca altri fronti, altre idee, altri pensieri.

Federica ha detto...

Tragica la vicenda dei nostri soldati durante la Prima Guerra Mondiale.
Nelle Dolomiti continuano a trovare ancora i cadaveri di questi poveri ragazzi e ogni volta mi piange il cuore.
Ungaretti racconta come vivevano e cosa provavano: quanta tristezza!

DR ha detto...

È vero, Federica. Ho visitato i sacrari di Asiago, del Monte Grappa, di Redipuglia, quello di Bari, ed è impressionante contare le croci, leggere i nomi. Un orrore indescrivibile: Ungaretti ne ha solo raccontato atomi

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