martedì 11 settembre 2012

Le torri più alte

 

SEAMUS HEANEY

TUTTO PUÒ ACCADERE

da Orazio, Odi, I, 34

Tutto può accadere. Sai come Giove
solitamente aspetta che le nuvole s’addensino
prima di scagliare il fulmine? Beh, or ora
ha fatto galoppare carro e cavalli del tuono

attraverso un terso cielo azzurro. Ha scosso la terra
e l’ingombro sottosuolo, lo Stige
e i ruscelli tortuosi, la crosta stessa dell’Atlantico.
Tutto può accadere, le torri più alte

essere abbattute, chi sta in alto intimorito
chi in basso riconsiderato. La Fortuna becco affilato
s’avventa aria senza fiato strappando a uno la cresta
posandola, sanguinante, su quello accanto.

La terra cede. Il peso del cielo
si solleva oltre Atlante come il coperchio di un bollitore.
Le chiavi di volta ballano, nulla torna a posto.
Cenere tellurica e spore di fuoco si sovrappongono.

(da District e Circle, Mondadori, 2009 – Traduzione di Luca Guerneri)

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11 settembre 2001. Undici anni dopo, due guerre dopo, un presidente americano dopo. La ferita non è stata cicatrizzata dal tempo ma ha provocato altre ferite. Lo sospettavamo quel giorno dolce e terribile di settembre, l’avevamo già capito mentre guardavamo la CNN, mentre osservavamo il contrasto tra quelle immagini tremende e la bellezza del pomeriggio: il mondo non sarebbe più stato lo stesso, la nostra innocenza era perduta… Così il Premio Nobel irlandese Seamus Heaney (Castledawson, 1939) si serve addirittura di un’ode di Orazio (I, 34) rielaborandola e rileggendola alla luce di quell’11 settembre: “Ora /nel cielo sereno ha lanciato / in volo col cocchio i cavalli tonanti, / e tremano il massiccio della terra, i fiumi / che scorrono”. Tutto può accadere, anche che da un giorno all’altro il mondo cambi all’improvviso.

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FOTOGRAFIA © NATIONAL PARK SERVICE
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LA FRASE DEL GIORNO
L'undici di settembre 2001 la Storia ha davvero voltato pagina. Credo che nessuno di noi, ancora, riesca a comprendere fino in fondo come la nostra vita non sarà mai più uguale. Come le nostre esistenze, individuali e di comunità, siano per sempre mutate.
GIANNI RIOTTA, N.Y. Undici settembre

2 commenti:

Vania ha detto...

...quasi una perizia geologica "studiata "..trasformata in una poesia davvero notevole.

ciaoo Vania :)

DR ha detto...

una ferita che ci rimane impressa, a distanza di anni

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